Camorra, il boss Longobardi non parla davanti al gip e resta in carcere
È rimasto in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere, il boss di Pozzuoli Gennaro Longobardi, interrogato ieri mattina dal Gip della 24esima sezione del Tribunale di Napoli, che ha convalidato l’arresto. Il capoclan pertanto resta rinchiuso nel carcere di Secondigliano con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Insieme a lui all’alba di giove-dì è finito in manette anche il genero-braccio destro Gennaro Amirante, alias “Gennarino Scimità” in seguito a un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli ed eseguito dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli e del Nucleo Investagativo di Napoli. Nell’inchiesta, come riporta Il Roma, insieme a Longobardi e Amirante sono finite altre due persone, nei confronti delle quali non è stata emessa alcuna misura cautelare.
Nelle mire del capoclan era finito un noto ristorante di Pozzuoli a cui voleva estorcere 1.500 euro al mese attraverso una fornitura di frutti di mare. Fornitura e consegna che avrebbe dovuto effettuare Amirante, facendo pagare alla vittima i prodotti a costi esorbitanti e fuori mercato.
