C’è stato un momento durante la terza faida di Scampia in cui i rapporti tra gli Amato e i Pagano si erano interrotti come hanno raccontato i pentiti per colpa della “gestione privatistica” della cosca da parte del reggente dell’epoca Mariano Riccio. Dopo il suo arresto però le cose cambiarono ma si rischiò una sorte di epurazione interna. Lo ha raccontato una dei protagonisti di quella stagione, il pentito Antonio Accurso in un verbale del 2014 e agli atti dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Ludovica Mancini del gennaio scorso contro Rosaria Pagano e altri 18 affiliati della cosca degli Amato-Pagano

“…venne da me Cicciriello e 0′ Gemello, con me c’erano diversi miei affiliati, ma con i due parlammo solo io e mio fratello in modo riservato… In particolare i due si lamentarono della gestione del clan ad opera di Mariano, che aveva affidati ai “maranesi” le cose più importanti mettendo da parte vecchi affiliati come Napoleone, il Gemello, su fratello, Raffaele Mauriello nonché Cicciariello che era stato molto vicino a Mariano. Cicciariello diceva poi aveva il dubbio da tempo che Mariano lo voleva uccidere e che girava armato….
Lui parlava anche a nome di Napoleone. Disse chiaramente che era intenzione sua, del Gemello, che la confermo’, e di Renato Napoleone di prendersi tutta Melito e Mugnano in nome degli Amato-Pagano, cacciando i Maranesi dei Riccio da Mugnano che non erano il clan. Nei rapporti con noi della Vinella in quell’occasione, ed anche negli incontri successivi, Cicciariello, Napoleone e il Gemello avevano una posizione paritaria, anche se in più Napoleone come ho saputo dopo, aveva i rapporti con la zia Rosaria…omissis… Comunque, Cicciariello mi disse che Tonino il Chiattone gli aveva detto che era vero che Mariano lo voleva uccidere, che aveva antipatia per me e mio fratello Umberto, ma io mi resi conto che Cicciariello diceva ciò per averci dalla sua parte. Disse  anche che Mariano, con il suo gruppo, avrebbe voluto uccidere anche il Gemello e Napoleone, e tutti i vecchi del clan, per mettere sul territorio il fratello ed i suoi uomini fedeli…omissis…Subito dopo è intervenuto anche il Gemello nel discorso, spiegando che la mattina dopo l’omicidio del Chiattone, loro si aspettavano l’arrivo a Melito di Tonino il Rosso…omissis…invece si presentò un giovane, il cui corpo poi è stato trovato sotto il ponte di Casandrino.

I due mi raccontarono che tale omicidio era stato un “casino” omissis Cicciariello e il Gemello mi spiegarono che tra le donne che urlavano vi era la “figlia della Zia” Difronte a questo racconto e alle ulteriori intenzioni di Cicciariello e del Gemello che ribadisco parlavano anche per Napoleone, che anche ai miei occhi aveva un livello criminale superiore, io e mio fratello Umberto chiedemmo ai due se tutto quello che avevano fatto e volevano fare era una “vicenda tra ragazzi” o un fatto di clan, precisando che sin dal 2008 noi eravamo alleati degli Amato-Pagano, alleanza continuata con Mariano Riccio. Loro dissero apertamente che di tutto era informata la zia Rosarìa e che loro agivano in nome e per conto degli Amato-pagano. Poi io, successivamente ho capito che il rapporto diretto con la Zia Rosaria lo aveva Napoleone. A quel punto noi ci rendemmo disponibili a dargli un appoggio contro Tonino o russo e Michelino , tipo trovare un appoggio a Marano per eseguire l’omicidio. Per fare ciò, per il tramite della Masseria Cardone, parlai con Paolo Abbatiello, che era il nostro tramite, anche. in passato con i Simeoli. Abbatiello ci fece sapere che i Simeoli avevano detto che bastava che gli Amato-Pagano indicassero quali erano i loro obiettivi ed avrebbero provveduto loro, in ragione anche dei vecchi litigi avuti con i Riccio.  Il gruppo degli Amato-Pagano disse che andava bene, e Cicciariello poi mi chiese se potevo prestargli un giovane di Mugnano che lavorava per noi ai Puffi tale Gino per usarlo come filatore a Mugnano, ed io dissi di si. Rimaneva il grosso problema della sorte di Alfonso Riccio, che né noi né gli Amato-Pagano nella nuova versione volevamo uccidere, perché il rischio era il pentimento di Mariano.

Per cui nel medesimo incontro di cui sto parlando, decidemmo anche di mandare una ambasciata in carcere a Mariano; contattammo la madre di Luca Raiano, che era anche lui detenuto a Secondigliano; dicemmo alla signora di dire al figlio di dire a Mariano di far spostare il fratello. Ma il colloquio era di giovedì; l ‘incontro di cui sto dicendo avvenne il sabato e subito dopo, non so quando, Mariano è stato trasferito per cui non so se il Raiano sia riuscito a parlargli.
Comunque l’idea di uccidere Alfonso si è sgonfiata da sola perché dopo l’incontro del sabato, trascorsi una decina di giorni, gli Amato-Pagano tramite parenti, in particolare il padre di Carmine Cerrato Taekwondò e la moglie di Cesare Pagano hanno iniziato ad avere contatti con Alfonso, sino ad un reale incontro chiarificatore, di cui poi dirò. Dopo l’incontro del sabato, io ho rivisto Cicciariello e Francuccio per dar loro contezza dell’appoggio dei Simeoli nel senso sopra indicato. In questa occasione il Cicciariello inizia a raccontare del tentativo di conciliazione tra gli Amato-Pagano e i Riccio per il tramite dei familiari.

In un incontro successivo, passati altri 4-5 giorni  il Cicciariello mi ha raccontato, presente mio fratello Umberto, che l ‘incontro con Alfonso Riccio vi era stato, che lui era presente, perché Alfonso gli dava ragione, ma spiegava che non poteva lasciare ì maranesì, in particolare Tonino ‘o russo perché questi avevano in mano i soldi del fratello, ossia dei proventi della cocaina, estorsioni e gioco. Per cui recuperati ì soldi, sarebbe rientrato tra gli Amato-Pagano ma Cicciariello come il
Gemello poco si fidavano di lui…”.

Rosaria Federico

3.continua

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(nella foto da sinistra Cesare pagano, Rosaria Pagano, Antonio Accurso, Umberto Accurso, Renato Napoleone, Mariano Riccio,Alfonso Riccio)

Redazione Cronache della Campania