Camorra, il pentito: “Ecco i guadagni e come si dividevano la cocaina gli Amato-Pagano”

Il ruolo di capo indiscusso del clan Amato-Pagano avuto negli ultimi anni da parte di “Zia” Rosaria Pagano è stato tratteggiato con dovizia di particolari da Carmine Cerrato detto Taekwondo, cognato del boss Cesare pagano e suo fedele collaboratore fino alla cattura in Spagna. Il pentito, così come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare firmata nei mesi scorsi dal gip Ludovica Mancini a carico di oltre 30 tra boss e affiliati alla cosca degli Scissionisti di Melito, è entrato nel dettaglio della “società di affari di cocaina” e della gestione da parte di Rosaria Pagano della “quota” Amato: non solo di quella dei figli, in qualità di eredi del marito Pietro Amato, ma anche di quella dei cognati, Raffaele Amato il grande ed Elio Amato, tutti allora detenuti. In un verbale del 16 aprile 2014 Cerrato spiega:  “…sulla cocaina e sul prezzo, voglio dire che il prezzo di partenza era di 19/20 mila euro al chilo, comprese le spese di trasporto e veniva rivenduto a un prezzo compreso tra i 39 e i 42mila euro al chilo. La differenza rappresentava il guadagno. Di ciò mi parlava Cesare Pagano e questa è stata la situazione fino al suo arresto, ossia a luglio del 2010…Il traffico internazionale di cocaina era gestito da un gruppo di soci, così composto: Raffaele Imperiale, Cesare Pagano, Elio Amato, Raffaele Amato il grande, “Zia Rosaria” per conto dei figli. Prima era socio il marito Pietro Amato (quindi la società è nata prima della morte di Pietro, quando erano tutti affiliati al clan Di Lauro), nel senso che di nascosto da Paolo Di Lauro rifornivano di cocaina una famiglia malavitosa calabrese che operava a Milano e si chiama Mammoliti. Noi avevamo rapporti con Rocco Mammoliti e Cesare Pagano e mia sorella hanno fatto da compari di battesimo o comunione al figlio o alla figlia di Rocco, tanto che andammo alla festa in Calabria. Questo rapporto è continuato fino al 2006 perché non riuscivamo a soddisfare, con i carichi che arrivavano dalla Columbia, i bisogni della famiglia Mammoliti, che compravano molta cocaina. Per esempio, quando eravamo a Malaga, loro compravano tutta la droga che Cesare aveva disponibile in Spagna. Un ‘ultima quota se la dividevano Domenico Pagano,  Antonio, ossia Zio mimì,  Carmine Pagano detto Angioletto e Vincenzo Pagano…io non so quanto guadagnassero i soci, per certo posso dire che una volta mio cognato  Cesare Pagano disse che per ogni carico ogni quota era di 5-6 milioni di euro…  Ribadisco che la Zia Rosaria come ho detto in precedenti interrogatori, in nome e per conto dei figli, gestisce la quota della società di cocaina e gestisce materialmente la parte di cocaina degli Amato, ossia dei figli, di Elio e Raffaele il grande. La società infatti era composta da  Cesare Pagano, Elio Amato, Pietro Amato, Raffaele Amato il grande, poi una quota la dividevano Carmine Pagano. detto Angioletto e Zio mimì, di cui davano un regalo a Vincenzo Pagano. Voglio chiarire che questo intervento della Zia Rosaria nella materiale gestione della cocaina è successiva alla rottura tra gli Amato e i Pagano. dopo la cattura di Cesare. prima di quel momento tutto era gestito da  Raffaele Amato il grande e Cesare e poi solo da Cesare. Zia Rosaria ritirava solo la quota di soldi a lei spettante.
In concreto dopo l’omicidio D’Andò che segna il momento più critico nei rapporti tra le due famiglie, la Zia Rosaria prende le redini della droga, utilizzando Gennaro De Cicco (detto il Polacco) suo genero e quello di Raffaele il grande, Teatro Raffaele, che si avvalevano della collaborazione di Coconcio , ossia  Cosimo Marino e Gennaro Liguori , parente degli Amato, che erano sulla 219. In concreto Cosimo Marino e Gennaro Liguori pur stando fisicamente sulla 219, essendo anche il primo un capo piazza, in realtà smistano la cocaina per conto di Zia Rosaria, di Teatro e del “Polacco”. Preciso che proprio Teatro aveva i rapporti con Mario Cerrone per il ritiro della cocaina…
So che Zia Rosaria, come ho già detto, ha personalmente incontrato Mario Cerrone, uffìcializzando questa situazione, presente anche Mariano, io non c’ero, come ho già detto ma il tutto mi è stato riferito da Mariano. Quindi, dall’omicidio D’Andò (febbraio 2011) fino a gennaio del 2012 tutta la cocaina veniva presa da Mariano. da Sasamen e Giovanni  cognato di quest’ultimo, sempre nell’interesse degli Amato-Pagano salvo i contrasti come ho già detto. A partire da gennaio del2012, invece, ognuno ritirava per sé.
La quota di noi Pagano era di 80-100 kg. ogni mese/mese e mezzo, non so quale fosse quella degli Amato, ma credo la stessa perché le regole della società erano chiare, si prendevano quota uguali di cocaina. Non so a chi Zia Rosaria vendesse la cocaina. Voglio dire che dopo· l’omicidio D’Andò quando i rapporti interni alle due famiglie erano molto tesi la Zia Rosaria, unitamente a Gennaro Liguori, il Pinguino e Teatro  Raffaele ha avuto un paio di incontri con gli Abate-Abbinante nel corso dei quali la Zia Rosaria chiarì di non avere alcuna responsabilità in quello che stava succedendo tra loro e il nipote Mariano. Se ricordo bene il primo incontro è avvenuto poco prima che Mariano andasse latitante. Zia Rosaria  si rendeva disponibile a vendere lei la droga a loro. Contemporaneamente si fece un suo gruppetto di fedelissimi, tra i quali Pierino Caiazza, alla lontana parente degli Amato, Turam, Coconcio. i figli di Ciro Caiazza , rimasero con noi. Ouesto gruppetto era pagato da Zia Rosaria, di esso faceva parte anche  Giosué Belgiorno il grande , che la Zia Rosaria pagava fornendogli cocaina, per i suoi passaggi di mano. Rimasero con noi gli altri ragazzi di Arzano, Ciro Scognamiglio, Marttiello 4 soldi e Giosué il piccolo che noi pagavamo…” .

Antonio Esposito

@riproduzione riservata

Articolo precedenteNapoli, irrintracciabile l’autore della sparatoria di Barra per una lite tra famiglie
Articolo successivoSpara contro il palazzo: arrestato dai carabinieri