Un colpo di pistola alla nu­ca, poi il cadavere è stato rinchiuso nel bagagliaio di un’auto portata in una discarica abbandonata e data alle fiamme. Un’esecuzione in stile camorristico.  E’ morto così Michele Tor­natore, 64 anni, originario di Montoro in provincia di Avellino ma residente da qualche anno nella vicina Contrada.  L’uomo doveva scontare una pena per truffa: in cella fino al 2018 con la modalità della se­milibertà. Godeva del permesso per lavorare all’esterno del carcere: for­malmente operaio in un’azienda della zona. Era stato prima proprietario di un’autofficina a Montoro, di una concessionaria, infine semplice operaio. Aveva fatto perdere le sue tracce da due giorni. Il modo in cui è stato ucciso e il modo in cui è stato fatto trovare il suo cadavere non lasciano scampo ad altre interpretazioni: una punizione esemplare per uno sgarro da punire con estrema violenza. Nel ’99 fu gambizzato a Montoro. Raggiunto da colpi di arma da fuoco alle gambe e all’addome, rischiò la vita. Nel 2004 fu condannato dal Tribuna­le di Torino a sei anni per traffico di mezzi rubati. Doveva rispondere di ricettazione e riciclaggio per avere ri­venduto, sul mercato nazionale, vei­coli industriali (pale meccaniche, ru­spe, escavatori) risultati rubati all’estero e poi reimmatricolati in Ita­lia. Gli inquirenti stanno passando al setaccio la sua vita, le sue ultime frequentazioni sul lavoro interrogando familiari e conoscenti. L’inchiesta è passata nelle mani della Dda di Napoli per la chiara matrice camorristica dell’omicidio. Sentiti i titolari dell’azienda dove stava lavorando, i colleghi ma anche i compagni di cella per capire se il delitto sia maturato per uno sgarro all’interno del carcere. Non si tralascia alcuna pista. Anche se è quella delle truffe in cui era specializzato la vittima quella più battuta. Ora Si aspettano i risultati dell’autopsia per capire come è stato ucciso.

 

 

Redazione Cronache della Campania