“Maradonapoli”: il film che racconta Napoli attraverso Maradona arriva in 180 sale italiane

Napoli. Raccontare Napoli attraverso il mito di Maradona e il più eclatante caso di identificazione tra un campione sportivo e una città, guidati da volti e ricordi di gente comune, a 30 anni dal uno scudetto (10 maggio 1987, il primo per la squadra azzurra) che è già nella storia, non solo calcistica, di un popolo: tutto questo è ‘Maradonapoli’ il film di Alessio Maria Federici che da lunedi 1 maggio arriva in 180 sale italiane per 10 giorni con la formula ‘evento’ e sul quale scommette Warner bros per celebrare un anniversario che e’ anche l’occasione per dare forma un progetto dall’ambizione profonda, una ricerca degli ‘effetti’ degli anni maradoniani sulla gente, condita da divertimento, commozione e teatralita’ tutta partenopea. ” Il popolo di Napoli protegge le sue icone, le osanna, le esaspera per tramandarne i significati fino a farle diventare un’arma di affermazione e identificazione – – spiega la sua chiave di lettura Federici, ospite degli Incontri Internazionali del cinema di Sorrento – Gia’ da quel 30 giugno (nel 1984, quando fu annunciato l’acquisto del campione argentino dal Barcellona, ndr) Napoli sente che Maradona sarà una di queste e che donerà a tutti napoletani, dal più aristocratico al più povero, quella goccia di felicità che li farà vivere meglio”. E Diego manterrà la promessa dimostrando che ‘tutto e’ possibile’ anche battere gli squadroni del Nord, vincendo due scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana. ”E in quei 7 anni vive la città, le sue contraddizioni, le sue meraviglie, le sue difficoltà, le sue speranze – sottolinea il regista romano – Ma soprattutto vive nei sogni di tutti i napoletani e li alimenta, parlando di riscatto e vittoria. Diventerà un’icona, un mito? un santo. E oggi? Di quel calciatore che ha dato sostanza ai sogni di un popolo cosa è rimasto a Napoli? Maradonapoli racconta questo, cercando in ogni angolo una sua immagine, un oggetto che lo ricordi, ascoltando dalle persone che cosa vuol dire aver avuto Maradona nella propria citta”’. Un amore che si tramanda da generazioni, tra legioni di piccoli Diego diventati ormai trentenni e che battezzano a loro volta con quel nome evocativo i loro figli, cappelle votive, riti e scaramanzie. Come l’ormai celebre culto del ‘capello di Maradona’ esposto in un bar del centro storico. Soggetto e sceneggiatura sono di Antonio di Bonito, Cecilia Gragnani, Jvan Sica e Roberto Volpe con Christian Lombardi, autore anche del montaggio che lega la avvolgente narrazione a piu’ voci che diventano una sola, quella appunto della citta’ democraticamente unita (dal piazzaiulo allo scienziato, dal tatuatore al medico). A Cinemaundici e Rancilio Cube, i produttori di quello che si annuncia un piccolo cult non solo per tifosi, il merito di aver creduto nell’idea piu’ folle e genialmente riuscita: celebrare Maradona senza vederlo giocare.