Minacce ai gestori del bene confiscato al clan Polverino di Napoli: il caso arriva in Parlamento

Minacce ai gestori del bene confiscato al clan Polverino: arriva in Parlamento il caso dei raid intimidatori ai danni del Fondo rustico Amato Lamberti, di Chiaiano, confiscato ai clan e affidato al lavoro sociale di una cooperativa. Una interrogazione al ministro dell’Interno è stata presentata dal deputato del Pd, Salvatore Piccolo, componente della commissione Antimafia. A sottoscrivere l’interrogazione anche altri due parlamentari napoletani dell’Antimafia, Luisa Bossa e Massimiliamo Manfredi, e i deputati del Pd, Carloni e Sgambati. “Chiediamo al Governo – spiega Salvatore Piccolo – di assumere iniziative per proteggere e tutelare dalle intimidazioni e da fatti delittuosi di chiara connotazione camorristica, le attività sociali che la cooperativa affidataria svolge sul bene confiscato, per testimoniare ancor più l’impegno e la fermezza dello Stato nel contrasto all’illegalità e al crimine organizzato”. Il Fondo rustico Amato Lamberti di Chiaiano (circa 14 ettari di terreno), ricorda, è un bene confiscato al clan Simeoli e affidato in gestione alla cooperativa “Resistenza”. “Qui sono realizzate molteplici iniziative di carattere sociale. Più volte, i volontari hanno dovuto subire intimidazioni, minacce, attacchi. Lo scorso due aprile si e’ registrato l’ultimo, grave episodio – sottolinea Piccolo – una porzione notevole del podere e’ stata data alle fiamme mentre il titolare della cooperativa, e’ stato avvicinato da due persone in scooter che gli hanno gridato “ve ne dovete andare”. “Gli attacchi ai soggetti che provano a far rivivere i beni confiscati – dice ancora – sono cronaca quotidiana in tutta la provincia di Napoli, segno che i clan soffrono non poco la determinazione e la ferma volontà dello Stato di recuperare un bene frutto del crimine e della violenza camorristica per restituirlo ai cittadini. Questi episodi non fermano, naturalmente, le realtà associative ma diffondono paura, disorientamento e disagio, a cui lo Stato deve opporre una reazione adeguata”.