Napoli, incendio doloso e minacce nel fondo confiscato ai Polverino a Chiaiano

 

  Dopo i furti e gli atti intimidatori, un incendio doloso, appiccato l’altra sera nel fondo rustico Amato Lamberti di Chiaiano, ha scosso gli attivisiti della cooperativa (R)esistenza. Il raid incendiario (ignoti avrebbero utilizzato del liquido infiammabile) è stato denunciato da Ciro Corona sulla sua pagina Facebook e racconta la corsa per arrivare sul posto: “arrivo a via Tirone, la puzza di bruciato il fumo, la voglia di gridare e scoppiare in lacrime sostengono la mia folle corsa… il peggio è stato scongiurato. Amici, persone di Chiaiano erano li a spegnere quel fuoco e a custodire il Fondo, la pioggia è stata sacrosanta e provvidenziale. Il silenzio dell’angoscia è interrotto solo da un urlo in dialetto proveniente da un motorino ad alta velocità “ve ne dovete andare”.Il fondo rustico, primo bene agricolo confiscato nel comune di Napoli, sorge su un terreno sottratto al clan Simeoli di Marano, i cui esponenti – secondo le recenti sentenze della magistratura napoletana – sarebbero legati alla fazione criminale dei Polverino. 

Il giorno dopo, con la luce e a mente fredda, Corona spiega meglio l’entità dei danni: “Vigneto intatto. Hanno dato fuoco alla casetta di legno con del liquido (acceleratore di combustione) e un divano. L’imminente azione dei chiaianesi ha spento le fiamme sul nascere. Fumo, puzza e tanta paura oggi lasciano spazio alla felicità”.

Per Corona restano alcune domande: “al di là del fuoco, chi erano quei giovani che in sella ad una moto ci urlano di andare via, quale messaggio dobbiamo leggere? Perché incendiare un caseggiato inutilizzato e non le casette presenti nel pescheto, soprattutto non assicurarsi della riuscita del vile atto? Perché siamo sempre pronti a rincorrere le emergenze e mai un tavolo inter-istituzionale è stato lanciato per darci i permessi e mettere in sicurezza quel posto?

Il presidente di “Resistenza” plaude alla risposta del territorio: “Chiaiano ieri ha dovuto rispondere ancora una volta dal basso nella difesa di quel posto. Ancora una volta i veri custodi son stati i cittadini, i napoletani”. Intanto si avvicina la Pasqua e la nuova edizione della pasquetta sociale al Fondo che ogni richiama centinaia di persone da tutta la provincia.

Numerosi i messaggi di solidarietà giunti in queste ore ai membri della cooperativa.  “Un’intimidazione vigliacca, un incendio per tentare di cancellare una storia in discontinuità e poi l’urlo ‘Ve ne dovete andare’. E’ la sequenza del raid che ha colpito il Fondo Rustico ‘Amato Lamberti’ di Chiaiano, bene confiscato al clan Simeoli. Siamo vicini all’instancabile Ciro Corona e ai tanti giovani che animano quel luogo divenuto simbolo di riscatto e di voglia di futuro pulito”. Lo dice il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Vincenzo Viglione, segretario della Commissione speciale anticamorra intervenendo sull’episodio intimidatorio, non il primo, contro il Fondo Rustico ‘Amato Lamberti’. “L’unico errore che non dobbiamo commettere è quello di pensare che il tentativo intimidazione subito da Ciro e dai ragazzi che operano sul Fondo Rustico Amato Lamberti – sottolinea Viglione – sia un episodio che appartiene a una ‘dinamica normale’ tra chi si impegna per il recupero e la valorizzazione dei beni confiscati e chi invece tenta ancora di far valere la sua prepotenza criminale”. “Adesso tocca a tutti, società civile, volontariato, politica e istituzioni – spiega – reagire alla vigliaccheria e presidiare con la propria presenza quel bene e difenderlo”. “Occorre rispondere in maniera chiara, netta e concreta non solo con attestati di solidarietà – aggiunge il consigliere regionale – ma aumentando quella tensione morale che deve ispirare l’azione di tutti senza retorica e ipocrisia”. “A Ciro e ai ragazzi del Fondo Rustico Amato Lamberti la nostra vicinanza e la nostra disponibilità a pianificare nuove forme di collaborazione – conclude Viglione – per respingere ogni tentativo della camorra di fermare l’opera di cambiamento che sta interessando i nostri territori”.