Un altro lutto colpisce il mondo della musica napoletana. Si è spento infatti pochi minuti dopo la mezzanotte Rino Zurzolo. Avrebbe compiuto 59 anni il 14 giugno. E’ stato sconfitto da una malattia bastarda che si era fatta strada in lui da un paio di anni, anche se solo in settembre gli avevano diagnosticato il cancro ai polmoni.

Il miglior contrabbassista italiano ha continuato a suonare fino all’ultimo, quando il male ha aggredito il cervello, mandandolo in coma. Ieri sera, al suo capezzale, nella casa-museo di Villa Belvedere, c’erano le sue famiglie: la moglie Valentina Crimaldi, flautista; i figli Livia, 20 anni, e Leandro, 13; il fratello sassofonista Marco e la sorella cantante Francesca. E i «soul brothers» James Senese, Enzo Avitabile, Antonio Onorato, Elisabetta Serio.

Rinzo Zurzolo aveva studiato al conservatorio di Napoli. A 13 anni, erano gli anni Settanta formò i Batracomiomachia con Avitabile, Rosario Jermano, Paolo Raffone e Pino Daniele, il primissimo nucleo del futuro Neapolitan Power.Protagonista della scena musicale partenopea sin dagli anni ’70, Zurzolo fece parte del gruppo che nel 1977 incise ‘Terra mia’, fortunatissimo album d’esordio di Pino Daniele, con il quale collaboro’ anche negli album successivi e in storiche tourne’e. Suono’ davanti a 200mila persone in piazza del Plebiscito il 19 settembre 1981, accompagnando il ‘nero a meta” assieme a James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e Joe Amoruso. In seguito lavoro’ da solista e accanto a grandi nomi della scena musicale italiana e internazionale, specie nel campo del jazz. Si riuni’ a Pino Daniele e agli altri membri della storica band per la tournee e il disco live del 2008.

Si misurò con musicisti del calibro di Alphonso Johnson, Nanà Vasconcelos, Mel Collins, Steve Gadd, Gato Barbieri, Mino Cinelu. Con e senza il Lazzaro Felice, nei cd solisti, nel lavoro da sessionman, nella fusione tra jazz e suoni da camera, aveva un pizzicato netto quanto delicato, usava l’archetto per cavate madrigaliste, faceva cantare il legno prima di violentarlo come la più potente macchina ritmica, suonava con colore e calore, precisione ed improvvisazione.

Redazione Cronache della Campania