“Se non ci porti i soldi, vengono i napoletani, quelli non scherzano, sparano”, così i pusher salernitani intimorivano i debitori della droga

“Forse non hai capito, se non ci porti i soldi per te sono guai grossi.Vengono i napoletani e vi ammazzano, quelli non scherzano, sparano”. E’quanto scrivono gli agenti del vice-questore Tommaso Niglio della squadra mobile di Salerno per le intercettazioni captate a carico di Carmine Dianese, Umberto Ciardi, Francesco Rosa e Luca Sansone, i quattro pusher di Salerno, Scafati ed Eboli arrestati ieri mattina insieme al loro fornitore di Villaricca, Vincenzo Esposito e a Cosimo Petrillo. E ad aggravare il quadro delle accuse mosse dai sostituti pro­ curatori Elena Guarino e Vincenzo Senatore dell’Antimafia ci sono stati i sequestri effettuati nella mattina di ieri nelle abitazioni dei sei fermati. Infatti, gli agenti hanno recuperato alcuni gramm i di cocaina, bilancini di precisione e tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi.
L’indagine non è ancora chiusa e l’elenco potrebbe allungarsi con i nomi di altri indagati.  Un intenso lavoro investigativo che ha permesso di ricostruire la rete di collegamenti di pusher con la base storica ebolitana. Lo spaccio aveva ramificazioni in tutta l’area a sud della provincia. Un voluminoso giro di affari attraverso il commercio della cocaina che arrivava su richiesta dai grossisti napoletani. E sulla scorta dell’organizzazione dei clan partenopei, il gruppo rivendeva la droga agli spacciatori di quartiere o di paese. E siccome non tutti rispettavano i patti e ritardava con i pagamenti, arrivavano le minacce. La minaccia più frequente era quella di rimettere il debito nelle mani “dei napoletani”. E per chi non si piegava neppure davanti alle minacce, partiva la spedizione punitiva. Due, finora, sono i casi di estorsione in danno di pusher scoperti dagli inquirenti. Gli indagati, per questi episodi, sono Dianese, Ciardi, Sansone e Rosa.