Napoli, al rione Sanità la guerra sul racket alle attività ristorative dietro la nuova faida

Le fibrillazioni, o forse qualcosa in più, in atto al rione Sanità tra i Vastarella e i Sequino trovano la conferma non solo dalle tre stese avvenute nel giro di una settimana ma anche dal ritrovamento di una pistola calibro 7,65 trovata dalla polizia in via Villari. Quella è zona sotto il controllo dei Sequino. L’arma, ritrovata dagli agenti della squadra giudiziaria del commissariato San Carlo Arena (agli ordini del dirigente Claudio Cappellieri e coordinati dal sostituto commissario Antonio Liberti,  era nascosta nel buco di un muro all’interno di un palazzo in via Villari, un’area condominiale, per cui a nessuno può esserne addebitato il possesso. Oltre alla pistola, nell’anfratto gli investigatori hanno trovato e sequestrato anche 50 munizioni dello stesso calibro. Sull’ipotesi che si tratta di un’arma da fuoco nella disponibilità del clan Sequino ci sono pochi dubbi perché come ricorda Il Roma, buona parte della zona centrale e storica del rione Sanità sarebbe controllata dai nemici dei Vastarella, più forti invece nella parte alta del quartiere. La preoccupazione è forte non solo tra gli investigatori ma anche tra gli abitanti del rione e le forze impegnate nel sociale. Il parocco don Pietro Loffredo ha incontrato il Questore di Napoli, Antonio De Iesu e il presidente della Municipalità, Ivo Poggiani ha usato parole di fuoco contro i camorristi del quartiere: “Siete come i topi delle fogne ma noi siamo il 99% e voi solo l’uno per cento. Non indietreggeremo nel processo di rinascita del quartiere”. Ma cosa sta accadendo di nuovo nel rione Sanità dopo la calma di alcuni mesi fa? Il boom turistico del quartiere grazie anche alle celebrazioni dei 50 anni della morte di Totò sembra aver riaperto gli appetiti dei clan sul versante del racket. Il fatto che siano sorte nuove attività ristorative e che quelle esistenti hanno incrementato la clientela deve aver indotto i “signori del racket” a passare al contrattacco e avanzare nuove richieste estorsive. Gli spari nei mesi scorsi contro la vetrina della nota pasticceria Poppella sono l’esempio più lampante di questo quadro di lettura che fanno gli investigatori. Le indagini però non riescono ad avere l’impulso necessario in primo luogo perché manca ancora il sistema di video sorveglianza nel quartiere e poi per l’evidente timore di ritorsioni degli abitanti che poco collaborano con le forze dell’ordine. Ma la presenza dello Stato continua ad essere forte e il grido di allarme di Poggiani e l’incontro tra don Loffredo e il questore vanno nella direzione di rinascita del quartiere.

 

 

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