Arzano, casa abusiva: nuova ordinanza di demolizione per l’agente della municipale Rosa Mastrocinque

Arzano. Casa abusiva, nuova ordinanza di demolizione per l’agente della municipale Mastrocinque Rosa finita ai domiciliari e successivamente con l’obbligo di dimora fuori dalla provincia di Napoli. Pugno duro della Commissione Straordinaria, atti trasmessi a Procura e Prefettura. I vigili finiti alla sbarra torneranno in aula il  21 giugno  e il 18 luglio  prossimo dove dovranno difendersi dalle pesantissime accuse di depistaggio ( con le misure cautelari annullate dalla cassazione e in attesa delle motivazioni), e minacce, falso ideologico e tentata concussione nei confronti di un tecnico comunale. Avevano preso una boccata di ossigeno con l’ultima sentenza del Tar in cui il tribunale amministrativo aveva accolto solo in  parte la richiesta dei ricorrenti, chiedendo all’ente di riformulare l’ordinanza di demolizione. Nuova ordinanza  demolitoria notificata qualche giorni fa e che decreta il definitivo abbattimento dell’intero piano, già oggetto di demolizione delle opere interne.  Ripristino dello stato dei luoghi  che aveva visto  trasformare un sottotetto termico in un attico. Le accuse mosse dal Pm ed avallate dal Gip Isabella Confortini, – così come riportato dal Procuratore capo Francesco Greco – andavano  per tutti al falso ideologico in atto pubblico, mentre all’appartenente alla Polizia municipale, Mastrocinque, nei cui confronti furono disposti i domiciliari, furono contestati anche i reati di istigazione alla corruzione e violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato. Sarebbe risultato dalle indagini che i primi tre condannati Vincenza Merolla, Alfredo Sora e Francesco Aruta per falso ideologico a sei mesi, secondo l’accusa, ebbero a redigere un verbale di sopralluogo ideologicamente falso, allo scopo di favorire la loro collega Rosa Mastrocinque, omettendo di riportare che nell’abitazione di quest’ultima era stata realizzata abusivamente un intero piano, trasformando in abitazione il sottotetto dell’edificio. Sottotetto che sarebbe risultato privo di concessione e con un pregresso abbattimento risalante al 98. La vigilessa finita dietro le sbarre, invece, secondo l’ipotesi accusatoria avvalorata dal gip, venuta a conoscenza che un altro sopralluogo era stato effettuato da un altro tecnico comunale (poi pesantemente aggredito e finito in ospedale ad opera di ignoti) che aveva provveduto a segnalare l’abuso, avrebbe avvicinato quest’ultimo attraverso l’intercessione di un altro collega che lo avrebbe invitato fin dentro l’area parcheggio del comando della Polizia locale, e con minacce e offerte di denaro, accompagnata dal consorte a bordo di un potente Suv, avrebbe tentato di indurlo a distruggere il verbale. Mentre per il secondo filone d’indagine, la Mastrocinque e gli altri tre agenti Luigi Di Nocera, Antonio Gesso e  Silvana De Rosa, sono accusati, dopo e essere stati intercettati nelle stanze della Procura, di depistaggio in quanto secondo la tesi accusatoria, avrebbero concordato la versione da porre al Pm come testimoni nel primo processo per scagionare la collega. Ma la cosa era finita male, finendo a loro volta indagati. L’indagine sarebbe scaturita oltre che dalle classiche attività investigative, da dati ambientali e servizi di osservazione, che avrebbero fatto emergere gravi illiceità, provati anche attraverso l’acquisizione di atti e documenti. Ovviamente sono tutti da ritenersi innocenti fino a sentenza  definitiva di terzo grado.  Intanto il comune si è costituito parte civile nei vari processi. 

 Ciro Bene

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