Benevento: lo stadio va solo ritoccato
L’anfiteatro del capoluogo, deputato al prossimo grande spettacolo calcistico, è il «Ciro Vigorito» impianto non di ultimissima generazione ma che era talmente moderno all’epoca della sua progettazione e costruzione (1979) che oggi porta bene i suoi 38 anni di onorata carriera. I suoi due anelli a ridosso del campo da gioco, senza la presenza della pista di atletica rendono il «Vigorito» un impianto calcistico di grande attualità, proprio come tutti i moderni costruttori, sull’esempio inglese. Il «Ciro Vigorito» fu messo al varo dal Comune di Benevento alla metà degli anni settanta sull’onda dell’entusiasmo generato all’epoca dalla squadra giallorossa che lottava per approdare in Serie B, pur senza riuscirci. La goccia che fece traboccare il vaso furono gli incidenti verificatesi il 4 maggio del 1975, nel vecchio impianto cittadino, il «Meomartini», durante il match tra Benevento e Bari. Pertanto si giunse alla progettazione ed alla costruzione del nuovo stadio, che, con qualche travaglio, fu portata a termine nel 1979, quando il 1° settembre l’impianto fu ufficialmente inaugurato. La gara d’esordio nell’arena sannita che all’epoca fu denominato stadio Santa Colomba, richiamandosi al nome della contrada su cui insisteva, fu Benevento-Ascoli, anche perché, l’allora presidente dei marchigiani, Costantino Rozzi, era il costruttore dell’impianto. Lo stadio, come detto, è formato da due anelli: uno superiore scoperto, composto da 22 gradini, e uno inferiore coperto, composto da 9 gradini. I settori sono costituiti dalla tribuna, dai distinti e dalle curve. La tribuna a sua volta è divisa in quattro settori: «centrale», «giallorossa» e «inferiore» con poltroncine (coperte); «tribuna laterale» (scoperta) con gradini. Al di sopra della tribuna numerata esiste un reparto per le riprese televisive. La tribuna stampa può ospitare sino a 50 giornalisti. Internamente ci sono, altresì, 18 bocche chiamate «vomitori» per far defluire il pubblico in un tempo breve. Gli spogliatoi sono molto ampi, con numero di servizi e docce superiori a quelli regolamentari. Lo stadio di proprietà comunale è sempre stato dato in gestione al maggior club cittadino e, quindi, da oltre dieci anni è curato direttamente da Oreste Vigorito che molto si è prodigato per garantirne il rispetto delle normative cambiate nel corso degli anni. Tanto che alla costruzione l’impianto era omologato per 25.000 spettatori mentre oggi, in virtù delle novelle restrizioni, è solitamente adibito per poco meno di 13.000 spettatori. Per la finale playoff, in virtù di un grande sforzo operato dal Comune di Benevento con l’ingegnere Achille Timossi e il geometra Giovanni Russo, ma anche grazie all’opera del club giallorosso con il dottore Antonio Mascia e il segretario Antonino Trotta, la capienza è stata portata a poco meno di 16.000 spettatori. Oggi e sin dal novembre del 2010 lo stadio è intitolato alla memoria di Ciro Vigorito, fratello del patron Oreste e compianto amministratore delegato del club. Il «Vigorito» ha già i requisiti minimi regolamentari per essere considerato uno stadio di Serie A, ma ciò non toglie che possa essere migliorato. «I prossimi che ci aspettano saranno appuntamenti importanti e di vetrina per il Sannio ha affermato Vincenzo Lauro, delegato allo sport del Comune di Benevento non solo sul lato sportivo ma anche perché consentiranno un ulteriore ammodernamento del Vigorito. Già sono pronti fondi e progetti per le Universiadi. Adesso ci sarà da verificare se si potranno anticipare i tempi in vista della prossima Serie A.
