Indagine Consip, i vertici del Noe Sessa e Scafarto interrogati sui messaggi trovati nei telefonini

Roma. I messaggi whatsapp e le comunicazioni tra i vertici del Noe al centro degli interrogatori avvenuti oggi a Roma nell’ambito dell’indagine Consip.

I telefoni cellulari del capitano Gianpaolo Scafarto e del vicecomandante del Nucleo operativo Ecologico, Alessandro Sessa, al centro dell’inchiesta per depistaggio e falso nell’ambito dell’indagine sulla centrale acquisti che vede indagati tra gli altri anche Tiziano Renzi e il ministro Luca Lotti.

Oggi a piazzale Clodio sono stati sviluppati i temi delle intercettazioni, della messaggistica dei cellulari ma anche delle comunicazioni tra Scafarto e il suo superiore Sessa.  Dal primo pomeriggio i due ufficiali hanno risposto ai magistrati nell’ambito del filone d’inchiesta relativo alla fuga di notizie cominciata alla vigilia dello scorso Natale con alcuni articoli di giornale. I pubblici ministeri vogliono capire chi e perché ha compromesso l’inchiesta che stava ai primi passi. Il colonnello Sessa, è accusato di depistaggio, accusa rimediata nel corso di un interrogatorio nel quale aveva dovuto riferire quando aveva appreso le prime notizie dal Capitano Scafarto in merito all’inchiesta Consip. Scafarto di due episodi di falso per aver omesso o alterato parti dell’informativa consegnata ai magistrati e che hanno determinato l’iscrizione di babbo Renzi nell’inchiesta. Secondo chi indaga le posizioni dei due ufficiali sono connesse, perché l’uno avrebbe riferito e l’altro non avrebbe ben utilizzato le informazioni. Scafarto, in quasi tre ore, davanti ai magistrati si è continuato a dire sorpreso dell’accertamento a suo carico perché lui ha seguito la linea gerarchica e fatto quello che è prassi in una indagine così delicata. L’avvocato Giovanni Annunziata, legale di Scafarto, fuori dagli uffici della cittadella giudiziaria ha spiegato: “Le contestazioni sono sempre le stesse. Abbiamo chiarito per ogni messaggio del telefonino il significato e abbiamo dato quindi un contributo sulla ricostruzione tecnica dell’attività investigativa”. Il penalista ha poi continuato spiegando che su messaggi whatsapp, sms la Procura ha affidato una consulenza. “Gli accertamenti che verranno riguardano l’attività posta in essere durante e dopo l’indagine, un periodo ampio. Una serie di accertamenti che sono stati tecnicamente ricostruiti”.

Il dato dei messaggi tra Scafarto e Sessa è stato presentato anche a quest’ultimo dai pm per verificare tempi e modalità di quanto emerso con le intercettazioni. Sessa con il suo difensore, l’avvocato Luca Petrucci, si è riservato di presentare una memoria riguardo le comunicazioni con il capitano Scafarto. In questa tranche sono indagati per rivelazione di segreto di ufficio il ministro Luca Lotti; il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette; il comandante della legione carabinieri Toscana, Emanuele Saltalamacchia. Quando Sessa venne ascoltato come persona informata sui fatti disse di aver parlato delle indagini su Consip, e delle intercettazioni in corso, al suo comandante, il generale Sergio Pascali, solo dopo il 6 novembre quando erano uscito il primo reportage sui quotidiano. Sul punto secondo i pubblici ministeri Sessa avrebbe mentito. Secondo gli investigatori quella comunicazione sarebbe invece avvenuta nel giugno precedente, poco prima della prima fuga di notizie. Da qui l’iscrizione nel registro indagati per depistaggio e l’interrogatorio di oggi.

A piazzale Clodio si mantiene il più stretto riserbo e non si esclude che nelle prossime ore possano essere convocati altri testimoni od indagati. Secondo gli inquirenti l’aver fatto filtrare particolari sulle indagini ha negato ogni possibilità di arrivare alla verità con l’inchiesta partita da Napoli. Resta che Scafarto fino al marzo scorso era titolare della indagine Consip ma la procura di Roma prima lo ha sollevato dall’inchiesta e poi lo ha indagato per falso, a causa degli errori e delle omissioni presenti nell’informativa da lui firmata, soprattutto nelle parti relative a Tiziano Renzi. Scafarto ha confermato di aver riferito sempre e soltanto al suo capo diretto, il colonnello Sessa e di non averlo mai scavalcato. Il generale Pascali è stato ascoltato come testimone a metà maggio. I due ufficiali dei carabinieri che oggi lasciando piazzale Clodio non hanno detto nulla, dovranno quasi certamente tornare davanti ai magistrati di Roma dopo che saranno svolti gli accertamenti tecnici sulle comunicazioni dei telefonini.

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