“Nonnina preparami 1500 euro, sono 15 volte cento”: ecco come agiva il manager delle truffe agli anziani

Caserta. Era il ‘manager’ delle truffe agli anziani, Vincenzo Varriale, l’uomo arrestato ieri dai carabinieri di Caserta su disposizione del Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Varriale, manager di cantante neomelodici e gestore di fatto dell’emittente tv ‘Campania tv music’ è accusato di aver organizzato, individuando le povere vittime – in gran parte anziane dai 70 ai 90 anni – una serie di truffe in tutto il casertano e in provincia di Napoli. I carabinieri di Caserta hanno scoperto l’ingegnoso trucco con il quale Varriale, insieme ai complici che a volte ospitava con la sua attività ufficiale, adescava le vittime. La caccia all’anziano da truffare, impiegava la banda dalle 11 del mattino alle tre del pomeriggio, poi la sera era dedicato ai ‘neomelodici’. L’inchiesta – dove si ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzato alla truffa – è stata illustrata ieri negli uffici della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, alla presenza del procuratore Maria Antonietta Troncone, del procuratore aggiunto Antonio D’Amato e del sostituto procuratore, titolare dell’inchiesta, Antonella Cantiello, oltre che dagli ufficiali dei carabinieri, tra cui il capitano della compagnia di Caserta, Andrea Cinus con i militari della stazione di Caiazzo da dove è partita tutta l’indagine. Secondo quanto emerso dalle indagini e avallate dal gip Nicoletta Campanaro – l’organizzazione era suddivisa in due livelli. Nel primo, c’erano le persone che dovevano individuare la vittima, raccogliere informazioni sulle abitudini quotidiane, pianificare la truffa. Nel secondo, invece, c’erano le «squadre» che agivano, compiendo materialmente la truffa.

Il gruppo, da Caiazzo, si è poi spostato in diverse zone del Casertano: Santa Maria Capua Vetere, Mondragone, San Nicola La Strada, Maddaloni, Caserta, Marcianise; ma anche Napoli, Casagiove, Casapulla, Sant’Arpino, San Marco Evangelista, Casapesenna, San Giorgio a Cremano, nel Beneventano e anche fuori dalla regione Campania in un caso. Le fasi della truffa erano sempre le stesse: l’individuazione dell’anziano, dai 70 ai 90 anni, la tecnica delle telefonata dove si imitava anche la voce del parente per chiedere la somma di denaro che di lì a poco si sarebbe dovuta consegnare a un corriere che avrebbe portato un plico che oscillava dai mille ai tremila euro. E poi, la fase finale con il corriere che ricontattava la vittima per la consegna. Nel pacco c’erano oggetti di poco valore: calzini, materiale informatico, insomma inezie rispetto al controvalore che i truffatori chiedevano agli anziani per depositare il plico destinato ai parenti più prossimi. Il gruppo ‘isolava’ telefonicamente le vittime tenendo la linea continuamente occupata in modo da evitare che gli anziani potessero contattare i parenti. Inoltre, per non essere intercettati, utilizzavano alcune sim telefoniche omaggio o schede intestate a stranieri. Gli episodi contestati sono 37 per una somma complessiva di circa 40 mila euro, ma altre somme sono state sequestrate durante le perquisizioni eseguite a margine degli arresti di ieri.

“Nonnina preparami 1500 euro. Sono 15 volte 100 euro. Se non li hai prendi tutti gli oggetti d’oro che hai in casa, quelli li vendono, poi oggi passo io con i soldi e me li riprendo”. Questo il tenore di alcune telefonate intercettate e diventate elementi di prova per la Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Ma ci sono anche quelle dove alcuni componenti organizzano o commentano gli arresti eseguiti nelle more dell’indagine. Oppure, come quando, nel giugno dello scorso anno, a Caserta alcuni passanti bloccano un loro componente dopo essersi accorti della tentata truffa. «L’hanno bloccato due di loro», dice Ruggiero. «Eh lo solo stanno schiattando», risponde il capo, Varriale. Poi l’intercettazione, monitorata dai carabinieri, prosegue: «Ma quanti sono? Sono guardie?». «No, sono dei passanti», risponde l’altro.

Ma dopo gli arresti di ieri sono arrivati anche i commenti ‘social’. “Per un leone non esiste la gabbia, è solo un riposo. Papà noi stiamo qui”. Scrive sui social il figlio di una delle donne arrestate, compagna del capo della banda. Post preceduto o seguito da foto o altre frasi (‘uniti e più forti che mai’) che hanno raccolto centinaia di ‘mi piace’. È una delle prime ‘reazioni’ pubbliche all’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ieri ha portato alla decapitazione del gruppo di truffatori napoletani. Un’indagine ricca di intercettazioni telefoniche assemblate con un lavoro certosino dagli 007 dell’Arma.

Gli interrogatori degli arrestati in carcere inizieranno tra oggi e domani e, successivamente, sarà la volta degli indagati agli arresti domiciliari.

Articolo precedenteCamorra, il pentito: “Silvestri sparò ad alcuni ragazzi e stava per far nascere una guerra tra i Lo Russo e i Contini”
Articolo successivoNapoli, attivisti ripuliscono i sotterranei della Vela Gialla di Scampia