Avellino. I controlli regolari sull’autostrada, la manutenzione e le barriere erano regolari: i dirigenti dell’Aspi testimoniano al processo per la morte dei 40 pellegrini morti nella scarpata del viadotto Acqualonga di ritorno da una gita a Telese e Pietralcina.

L’attenzione del processo per l’incidente avvenuto lungo l’autostrada A16 Napoli-Canosa, che il 28 luglio 2013 costò la vita a 40 persone, si sposta su questioni tecniche per stabilire eventuali responsabilità di Autostrade per l’Italia, soprattutto per quanto riguarda la tenuta delle barriere del viadotto Acqualonga di Monteforte Irpino, dal quale precipitò il bus della comitiva di Pozzuoli, dopo aver rotto l’impianto di trasmissione con tutto il sistema frenante. E i testimoni chiamati a deporre all’udienza di oggi si sono soffermati a lungo sullo stato dei tirafondi in particolare, gli ancoraggi dei new jersey che risultarono gravemente compromessi per l’uso intensivo in quel tratto del sale antighiaccio.

“Prima dell’incidente del 2013 non si conoscevano fenomeni corrosivi – ha spiegato Marco Buccella, responsabile di esercizio per Aspi – e quel caso ha fatto scuola”. I controlli sul tratto da parte della società concessionaria avvenivano in maniera visiva: squadre di tecnici percorrevano il tratto interessato dalla verifica e rilevavano eventuali anomalie, per le quali si decidevano poi gli interventi. “Da quel momento furono introdotti anche controlli strumentali – ha detto il dirigente – quell’incidente fu un campanello d’allarme, anche se i controlli strumentali hanno poi rivelato che le verifiche visive erano comunque efficienti”. Sullo stato dei tirafondi però le verifiche non potevano andare così a fondo. “E’ un elemento occulto della barriera – ha precisato il direttore generale dell’Autostrada A24 Igino Lai, che anni prima aveva lavorato a lungo in Società Autostrade, poi Aspi – Viene controllato nelle barriere incidentate e sostituito se e’ il caso. E comunque non è determinante per la tenuta della barriera. Le barriere centrali infatti sono solo poggiate sull’asfalto e svolgono la loro funzione. Quello che conta è l’angolo d’impatto”. Il processo, che vede imputati il titolare dell’agenzia che noleggiò il bus Gennaro Lametta, due funzionari della motorizzazione civile di Napoli che avrebbero falsificato insieme con Lametta la revisione del bus vecchio e malandato, e 12 tra funzionari e dirigenti di Autostrade per l’Italia, riprenderà il 19 luglio prossimo, prima della pausa estiva.

Redazione Cronache della Campania