Camorra, D’Andò e il 17enne Aniello I. traditi dalle tracce ematiche lasciate nell’appartamento di Giugliano
Li hanno prima sgozzati, poi fatti a pezzi con un semplice coltello. Cosi’ sarebbe stato piu’ semplice trasportarli. Cosi’ gli altri, gli avversari, avrebbero capito la loro forza. Un appartamento trasformato in un macello, mosse studiate a tavolino. Non un delitto d’impeto, tutt’altro. Ma un modo per conquistare affari nel settore del contrabbando di sigarette. E’ cosi’ che lo scorso 31 gennaio, nel Napoletano, hanno agito un 16enne ed un 24enne. E’ cosi’ che, con grandissima ferocia, hanno agito uccidendo due ras del contrabbando, Luigi Ferrara e Luigi Rusciano. Li hanno attirati con una imboscata. Poi la mattanza. Il ritrovamento dei corpi di Ferrara e di Rusciano, lo scorso 16 febbraio, nelle campagne di Afragola, sconvolse gli investigatori. Furono trovati in dei sacchi neri, di quelli utilizzati per i rifiuti; i corpi erano tagliati in due, sangue dappertutto. Le indagini del commissariato della Polizia di Stato di Afragola, della Squadra Mobile di Napoli con il supporto centrale della Polizia Scientifica hanno ricostruito il puzzle: tasselli ricomposti in uno scenario “devastante” lo definisce il questore di Napoli, Antonio De Iesu. Un delitto studiato ma dove comunque il minorenne Aniello I. e Domenico D’Ando’ hanno commesso degli sbagli: tracce ematiche, il percorso ricostruito tramite il Gps dell’auto. E cosi’ si e’ arrivati a loro e, oggi, al loro arresto. Ferrara e Rusciano scomparvero lo scorso 31 gennaio, giorno in cui secondo le indagini furono uccisi – tra le ore 18.30 e le 20 – in un appartamento di Giugliano, appositamente affittato dai due carnefici. Tentarono di difendersi in quella casa, come poi hanno dimostrato anche le ferite riportate da D’Ando’ e il 16enne, ma non ebbero scampo. Il duplice omicidio, spiegano le Procure di Napoli e dei Minorenni, va ad inserirsi in una lotta interna ad una organizzazione specializzata nel contrabbando di sigarette di cui erano vertici Luigi Ferrara, coadiuvato dal fidato Rusciano, Pietro Caiazza ed il nipote Domenico D’Ando’. Una organizzazione che collocava in posizione parallela i due storici gruppi di camorra dell’area a nord di Napoli: Ferrara era ritenuto vicino ai Franzese (sottogruppo del clan Moccia); D’Ando’ e’ invece considerato affiliato al clan Amato-Pagano sino alla scomparsa per lupara bianca nel 2011 del padre Antonino, uomo di fiducia di Raffaele Amato e poi del nipote Carmine. D’Ando’ dopo la morte del padre si e’ stabilito ad Afragola ed e’ entrato a far parte dell’organizzazione di Ferrare e di Caiazza, quest’ultimo esponente di spicco del clan Amato Pagano. Proprio la cattura di Caiazza, nel gennaio 2017, ha spiegato il capo della Squadra Mobile di Napoli, Luigi Rinella ha fatto saltare gli equilibri interni e ha causato una sanguinosa resa dei conti tra le due fazioni finalizzata ad assumere una posizione di egemonia nel mercato del contrabbando. Da qui il piano di D’Ando’ di far fuori Ferrara. Un piano che falle, anche se piccole, le ha lasciate: il gps ha ricostruito il giro delle farmacie che i due fecero dopo l’omicidio per curarsi le ferite; ha consentito di individuare il luogo dove erano stati nascosti i coltelli, le buche dove erano stati interrati i pezzi dei corpi. E poi le tracce di sangue trovate nell’appartamento di Giugliano, anche se le pareti erano state ritinteggiate, e nell’auto delle vittime. C’e’ poi la mattanza, compiuta anche da un sedicenne. “La conferma – ha sottolineato il questore – di una linea di tendenza che e’ un elemento di criticita’ di questa citta’, dove soggetti minorenni dimostrano una maturita’ criminale inquietante”.
