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Camorra, rapporto DIA: “Gruppi privi di vertice e trasformazione dei clan in gang”

28 Luglio 2017 - 13:52 · Redazione Cronache della Campania

“Alcune aree del territorio regionale campano continuano ad evidenziare uno scenario instabile e in costante trasformazione. La realta’ criminale appare significativamente diversa da zona a zona, a Napoli e provincia, la presenza di un numero elevato di gruppi, privi di un vertice in grado di imporre strategie di lungo periodo, continua a determinare la transitorieta’ degli equilibri. Si conferma, inoltre, l’abbassamento dell’eta’ degli affiliati e dei capi, con la trasformazione dei clan in “gang”, piu’ pericolose per la sicurezza pubblica rispetto a quanto accadeva in passato, quando ogni gruppo era in grado di “man- tenere l’ordine” sul proprio territorio, frenando ogni iniziativa estemporanea da parte di altri sodalizi”. Sono questi i primi dati della Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attivita’ svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia” nel II^ semestre 2016″,con riferimento anche alla criminalita’ organizzata campana. “Precarieta’ ed inconsistenza – si legge nel lungo report – rappresentano le caratteristiche dei gruppi emergenti, nonostante tra le loro fila militino soggetti provenienti da storici sodalizi, quali i Giuliano e i Mazzarella di Napoli. Molteplici sono le cause che hanno contribuito alla destabilizzazione di talune organizzazioni: le scissioni interne, l’incapacita’ di dotarsi di un apparato militare efficace e l’impossibilita’ di garantire mensilmente stipendi ad affiliati e famiglie dei detenuti. A tali motivazioni si associano altri due fattori esogeni: da un lato, le operazioni di polizia giudiziaria, con arresti, scoperta di covi, sequestri di beni; dall’altro, l’avvio di importanti collaborazioni giudiziarie”. “Le nuove compagini, dunque secondo quanto riportato dal rapporto della DIA, agiscono con particolare violenza e sfrontatezza, spinte da un’esasperata mania di protagonismo, espressa anche attraverso scorribande armate ed esplosioni di colpi di arma da fuoco (le cd. “stese”)”. “Ci si trova, cosi’, di fronte a tanti piccoli ‘eserciti’ senza una vera e propria ‘identita’ criminale’, che utilizzano la violenza come strumento di affermazione ed assoggettamento, ma anche di sfida verso gli avversari”. “I clan che operano soprattutto in alcune zone del Capoluogo – Sanita’, Forcella, zona Mercato, Pianura, Soccavo, Ponticelli, San Giovanni, Barra – sembrano, peraltro, aver elaborato un’identita’ comunicativa collettiva per riconoscersi fra loro e diversificarsi, allo stesso tempo, dagli altri gruppi: barbe lunghe e folte, tatuaggi autoreferenziali di appartenenza ad un clan, per quanto la militanza all’interno di un sodalizio risulti comunque estremamente precaria”. “Un importante indicatore di tale situazione di instabilita’ si rileva nell’elevato numero di episodi omicidiari, ferimenti ed atti intimidatori che confermano la persistenza di molteplici focolai in precise aree del capoluogo e nella immediata provincia”.