I carabinieri della compagnia di Mondragone hanno dato esecuzione al fermo di un uomo e una donna, entrambi conviventi classe ’85, originari della Nigeria e residenti in Castel Volturno, ritenuti responsabili dei reati di tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù con la finalità dello sfruttamento della prostituzione. Il provvedimento cautelare si è reso necessario per interrompere l’azione criminosa della coppia che aveva più volte palesato la volontà di proseguire nella compravendita di donne di origine nigeriane da far prostituire. L’attività iniziata nell’ottobre del 2016, e coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, ha consentito agli investigatori di delineare la tratta di una ragazza nigeriana, dall’adescamento in Nigeria, durante tutto il viaggio verso le coste libiche, sino all’avvio alla prostituzione lungo la via Domiziana di Castel Volturno.

La vittima, convinta con l’inganno a venire in Italia grazie alla promessa di matrimonio proposta da uno dei due indagati che si è poi trasformato nel suo aguzzino, si è trovata ad essere oggetto di una intensa trattativa economica tra trafficanti di donne: il negoziato si è concluso con il pagamento di una cifra pari a 3mila euro, versata dai due soggetti arrestati al loro contatto in Nigeria. La cifra, secondo gli operanti, avrebbe coperto le sole spese di viaggio della vittima dalla Nigeria all’Italia e che è avvenuto con l’utilizzo dei ‘barconi’ con partenza dalle coste Libiche verso quelle italiane. La collaborazione della vittima, sentita dai militari del nucleo operativo dopo aver accertato quanto risultava dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, è stata fondamentale. In particolare sono emersi i dettagli più drammatici della vicenda, tra cui i particolari del tragitto che l’hanno portata sino alle coste libiche. Il viaggio, infatti, lungo circa 4mila chilometri, è partito da Kanu (Nigeria) per poi passare da Agadez (Niger) e infine raggiungere Sebha (Libia) dove ha dovuto attendere circa 2 mesi per l’imbarco a Sabratha (Libia).

La vittima ha raccontato agli inquirenti di aver trascorso i due mesi di attesa in un luogo chiamato ‘ghetto’ dove non avevano possibilità di telefonare se non contendendosi, con gli altri compagni di viaggio, i pochi telefoni a disposizione dei trafficanti. L’attesa al ghetto era necessaria per far in modo che gli scafisti si accordassero su quando partire, sia per quanto concerne le condizioni del mare, sia per decidere chi effettivamente si dovesse imbarcare. La donna ha raccontato anche la traversata nel Mediterraneo, effettuata su un barcone assieme ad altri 100 connazionali, scortati da due scafisti. Una volta sbarcata è stata accolta nel centro di accoglienza di Martina Franca dove è stata poi prelevata, qualche giorno dopo il suo arrivo, dall’uomo tratto in arrestato dai militari di Mondragone, che le aveva promesso di sposarla. Proprio il tragitto da Martina Franca a Castel-Volturno è stato il frangente più triste. La ragazza, mentre percorreva la Domiziana, per raggiungere casa del suo futuro sposo, lo sente ironizzare sulle altre prostitute nigeriane a bordo strada, dicendo che anche quelle sono venute in Italia per lavorare. Da lì il suo aguzzino l’aveva messa al corrente del vero motivo per il quale era stata fatta arrivare in Italia, cioè prostituirsi, fino a quando gli avrebbe pagato la somma di 25mila euro per riavere la propria libertà. Oltre al pagamento del debito, la vittima era costretta a pagare 100 euro al mese per l’affitto della stanza, dove avrebbe dovuto dormire, e 200 euro mensili per il cibo. Una situazione assolutamente insostenibile considerando che avrebbe dovuto ricevere circa 20 euro per una singola prestazione sessuale.

Redazione Cronache della Campania