L’orrore dell’omicidio di Enzo, lo spietato assassino non risponde al gip

Omicidio volontario aggravato e’ la contestazione mossa a Ciro Guarente, 35 anni, l’uomo fermato sabato scorso per l’omicidio di un attivista gay Vincenzo Ruggiero, 25 anni. Il corpo di Vincenzo e’ stato trovato ieri in serata, dopo giorni di ricerche inutili anche in mare, perche’ Guarente nella sua confessione-discolpa ai carabinieri di Aversa aveva detto di aver ucciso il suo rivale in amore senza premeditazione e di essersi disfatto del corpo gettandolo in mare. Vincenzo Ruggiero, invece, la cui unica colpa era quella di essere andato a vivere con la trans Heven Grimaldi, ex compagna di Guarente, dopo la morte era stato smembrato e sfigurato con l’acido, portato a Napoli, in un autorimessa via via Scarpetta nel quartiere di Ponticelli vicino alla casa della madre di Guarente, e gettato in un pozzetto poi chiuso col cemento. La macabra scoperta e’ stata resa possibile da indagini tradizionali, perche’ la Procura di Napoli Nord era da subito non convinta del racconto fatto dal 35enne, ex militare diventato dipendente civile della Marina. A incastrare l’uomo, immagini da telecamere ma anche celle telefoniche agganciate dal telefonino della vittima nelle 24 ore tra delitto e arresto. Anche se davanti al gip l’uomo si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere alle domande del giudice, che comunque ha convalidato il fermo e disposto per lui il carcere, gli inquirenti ritengono di aver chiuso il cerchio. Sul fatto che il corpo trovato sia quello di Ruggiero, non c’e’ ancora una certezza legale, dato che i resti recuperati sono in avanzato stato di decomposizione, e quindi si attende l’esito degli esami anatomopatologici disposti dal pm Vittoria Petronella per confermarne l’identita’ e dare una serie di risposte sulla dinamica dell’omicidio. Gli investigatori intanto stanno cercando di capire chi possa aver aiutato Ciro Guarente nell’opera di seppellitura del cadavere di Enzo Ruggiero. C’è la convinzione della complicità di qualcuno perché per fare lo scavo in quel garage dove è stato trovato il corpo ci sarà stato l’aiuto di qualche suo conoscente al quale aveva confidato cosa aveva fatto.

Quello che e’ certo e’ che le telecamere hanno inquadrato l’omicida attendere la sua vittima davanti casa della trans contesa, in via Boccaccio ad Aversa, il 7 luglio. Poi l’uomo ricompare in quelle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza di un negozio di fronte all’abitazione qualche tempo dopo essere entrato in casa con Vincenzo, questa volta trasportando un sacco che appare molto pesante e che carica nel bagagliaio della sua auto. Il cellulare di Ruggiero aggancia la cella telefonica del quartiere di Poggioreale a Napoli poco dopo. La vettura rimane parcheggiata a lungo nei pressi dell’autorimessa che avrebbe dovuto fungere da tomba dell’attivista gay, fatto a pezzi, sfigurato forse con l’acido, interrato in un pozzetto in un corridoio tra il lavaggio auto e un locale di servizio e ricoperto di immondizia. Qualche testimone ha poi detto agli inquirenti di aver avvertito un lezzo nauseabondo venire da quell’autorimessa per un certo tempo. Guarente, del resto, ha lasciato la sua vettura parcheggiata li’ per almeno una notte, prima di disfarsi del corpo di Ruggiero. Heven Grimaldi affida a Facebook il suo dolore: “Vita mia, non trovero’ mai la forza di accettare quello che ti e’ stato fatto. Non oso immaginare la tua paura, il tuo dolore. Non riusciro’ a sopravvivere senza di te. Vorrei tornare indietro nel tempo a quel lunedi’ 3 luglio, quando mi hai accompagnata in stazione, e tornare a casa con te”. 

Redazione Cronache della Campania