L’orrore dell’omicidio di Enzo Ruggiero: ucciso, cosparso con acido, fatto a pezzi e murato

Come nel peggiore dei serial dell’orrore. La follia omicida di Ciro Guarente è stata senza limiti. Era di Enzo Ruggiero il cadavere decomposto trovato ieri pomeriggio a Ponticelli.  L’epilogo della tragedia è ancora più orrendo di quanto si pensasse. Il povero Enzo è stato ucciso, cosparso con acido cloridrico e fatto a pezzi, poi rinchiuso nella valigia e portato  alla periferia di Ponticelli. Li, in via Scarpetta, vivono i parenti di Ciro il 37enne di San Giorgio a Cremano da tempo risiedente a Giugliano. Accecato dalla gelosia ha cercato di far sparire per sempre i resti del rivale in amore. Enzo, il giovane gay di Parete, che viveva ad Aversa insieme con la trans Heven Grimaldo (fidanzata di Ciro) perché i familiari del ragazzo non accettavano la sua diversità, sarebbe dovuto sparire per sempre. E così aveva pensato di murarlo in un buco del pavimento del corridoio di un autolavaggio abusivo, situato nel garage di una palazzina popolare in via Scarpetta, a un passo da via Argine a Ponticelli. L’ex marinaio e dipendente civile della marina militare è stato incastrato dai movimenti della cella telefonica. Gli inquirenti non hanno mai creduto alla sua storia anche perché era difficile che il corpo di Enzo fosse stato rinchiuso in una valigia senza essere stato fatto a pezzi vista la sua statura e poi se gettato in mare, come aveva detto nella sua confessione del giorno prima, il corpo sarebbe dovuto affiorare dopo alcuni giorni. E quindi le indagini del sostituto procuratore Vittoria Petronella con il coordinamento del procuratore Francesco Greco di Napoli nord,  si sono concentrate sui suoi familiari e sugli spostamenti dell’assassino. La cella telefonica ha agganciato Ponticelli e da li nella mattinata di ieri sono partire le ricerche. Nel palazzo con le ringhiere rosse, nella profonda periferia di Napoli. Li nel pomeriggio la macabra scoperta. Ma è probabile, anzi certo che Ciro Guarente non abbia fatti tutto da solo. Qualcuno devo averlo aiutato.Il corpo del povero Vincenzo era sepolto sotto una serie di rifiuti e un primo strato di cemento. Erano in corso lavori per cementificare il resto e nascondere per sempre il cadavere. L’autolavaggio era chiuso al momento dell’irruzione dei carabinieri, ieri mattina e il giorno precedente pure. Gli investigatori sono sulle tracce dei complici. Ora, i resti del povero Enzo saranno portati nell’istituto di Medicina Legale del policlinico universitario di Napoli. Si dovrà estrarre il Dna per essere certi che si tratti dello scomparso di Parete. Stamattina l’assassino sarà ascoltato dal gip nell’interrogatorio di garanzia. Gli inquirenti sperano che dica la verità visto che fino ad ora ha mentito su tutti i fronti. L’unica verità uscita dalla sua bocca è quella di aver ucciso Enzo. Come e poi dopo chi lo ha aiutato si deve ancora scoprire.