Politica & camorra a Scafati, i fedelissimi di Aliberti testimoniano a suo favore
Scafati. Indagini difensive, interrogatori con supporto audio video, testimoni che dovrebbero rintuzzare e screditare le prove dell’accusa: i difensori dell’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti hanno depositato un corposo faldone con decine di sottofascicoli che ora i giudici del Tribunale del Riesame dovranno valutare. Le tesi offerte dalla difesa di Aliberti per evitare l’arresto per l’accusa di scambio di voto politico mafioso sono sostanzialmente due. L’ex sindaco sostiene di non aver avuto benefici dal patto con esponenti del clan Ridosso-Loreto per le elezioni amministrative del 2013 e per le Regionali, in favore della moglie Monica Paolino, del 2015. Secondo elementi è quello che riguarda la credibilità e l’attendibilità di alcuni testimoni della Procura che sono i suoi principali accusatori che hanno raccontato di incontri elettorali a casa di familiari degli aspiranti boss, come quello a casa della sorella di Romolo Ridosso in occasione delle elezioni Regionali, oppure del patto di far eleggere Roberto Barchiesi, come referente della cosca.
I difensori di Aliberti, proprio per cercare di confutare le accuse ed evitare l’arresto – già disposto dal Riesame e confutato in parte dalla Cassazione – hanno depositato stamattina i risultati analitici delle consultazioni elettorali del 2013, per quanto riguarda la posizione di Barchiesi e i voti ottenuti nei singoli seggi cittadini. Gli avvocati Silverio Sica e Agostino De Caro hanno sostenuto che Roberto Barchiesi, zio dell’ex moglie di Alfonso Loreto, oggi pentito, non è stato votato dal clan. circostanza che si evincerebbe dall’analisi dei voti ottenuti nei seggi e in particolare dal fatto che proprio nel fortino del clan a Mariconda avrebbe ottenuto solo sei voti. Fortino che in realtà non è il luogo di residenza degli esponenti del clan familiare.
Disamina dei voti anche per le Regionali del 2015. Secondo la difesa, Monica Paolino, moglie di Aliberti proprio in quelle elezioni avrebbe avuto una dèbacle rispetto alle elezioni precedenti del 2010. Meno voti, nessun appoggio della camorra, secondo la difesa.
Ma il vero nocciolo della difesa di Aliberti sono le testimonianze difensive raccolte in questi mesi: molti fedelissimi dell’ex sindaco hanno prodotto pagine di interrogatori difensivi nei quali testimoniano il suo impegno contro la criminalità organizzata e screditano alcuni dei testi dell’accusa.
Aliberti sostiene che non era lui a mantenere rapporti con esponenti del clan Ridosso-Loreto, ma altri, come l’ex presidente del Consiglio Pasquale Coppola che – secondo Aliberti – avrebbe usufruito dell’appoggio elettorale della cosca.
Altra circostanza che la difesa dell’ex primo cittadino ha cercato di frantumare è quella relativa al ritrovamento di manifesti elettorali nel deposito di camion di Michelino Matrone, figlio del boss Franchino ‘a belva.
Il presidente dell’associazione che organizza i carri allegorici per il carnevale scafatese ha sostenuto – nella sua audizione difensiva – che quei manifesti erano stati appoggiati lì proprio dai componenti dell’associazione in vista dei lavori di cartapesta per il carnevale.
Le indagini difensive verranno valutate, insieme alle nuove prove prodotte dalla Procura antimafia e dal pm Vincenzo Montemurro, dai giudici del Riesame che si riuniranno il prossimo 14 settembre per decidere in merito alle prescrizioni della Cassazione e alla nuova richiesta di arresto della Dda nei confronti di Aliberti e dei cugini Gennaro e Luigi Ridosso. L’udienza di stamattina è stata incentrata proprio sulla figura e sulle responsabilità oltre che sui tentativi di inquinamento delle prove da parte dell’ex primo cittadino di Scafati, per il quale i giudici avevano già disposto l’arresto in carcere. Secondo gli ermellini, invece, la misura cautelare sarebbe troppo estrema anche alla luce del fatto che Aliberti ha smesso da mesi i panni del sindaco di Scafati. L’accusa, invece, continua a sostenere che nonostante la ‘quiescenza’ dalla carica, Aliberti continui a gestire la vita politica cittadina e forte è la possibilità che possa inquinare le prove e depistare gli inquirenti che stanno indagando sulle infiltrazioni mafiose nei meandri della macchina amministrativa.
Nuove prove, nuova difesa, e la decisione del Riesame slitta al 14 settembre. Un’altra estate rovente nel Comune il cui Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.
Rosaria Federico
