Avellino: Novellino sfida il Verona

Verona nel destino dell’Avellino. Passa per la città di Giulietta il futuro in Coppa dei biancoverdi di Walter Novellino. Dovessero superare il turno con l’Hellas, i lupi potrebbero risalire in Veneto a novembre, risultato permettendo tra Ascoli e Chievo, per indi giocarsi il quarto turno del trofeo tricolore. Dal Matera al Verona «la cultura c’entra – scherza Novellino facendo un riferimento dotto – perchè se partiamo, dopo aver superato il turno casalingo dalla città futura capitale della cultura, ci accingiamo a sbarcare in un’altra che ha dato tantissimo alla storia del nostro Paese, squadra che comunque affronteremo, calcisticamente parlando, con un doppio obiettivo: fare e offrire una buona prestazione, m provare più che mai a superare il turno, idea che deve e dovrà radicarsi nella nostra mentalità, qualunque sia lo spessore tecnico dell’avversario di turno». Sulla gara. «L’abbiamo preparata bene; so e sappiamo comunque delle difficoltà del match che ovviamente incontreranno anche loro. Una sfida in cui non vogliamo assolutamente recitare il ruolo di comparse, ma al contrario da protagonisti e quindi vogliamo giocarcela. Il Verona è salito l’anno scorso, ha cambiato poco o nulla; ha un tridente forte con uno in cattedra che si chiama Pazzini, un altro come Bessa bravo e scaltro a giocare tra le linee e poi una nostra vecchia conoscenza che ringrazio e non solo per i 7 gol fatti lo scorso anno: Verde. Parto da lui per dire che abbiamo bisogno di un calciatore di qualità (riferimento a Morosini per il quale tecnico, i due ds e Walter Taccone non mollano, ndr) e lo prenderemo». Punta con l’indice la lavagna magnetica posizionata in sala stampa su cui è lui stesso a disegnare schemi, moduli e quant’altro, e scherzando dice: «C’è il mio pensiero calcistico, la mia tattica, il cuore – e indica il centrocampo – della sfida di Coppa». È l’entrèe su quanto qualcuno ha voluto vedere in settimana come qualcosa di destabilizzante in casa Avellino tra annunci di nomi di calcitari dati pdr certi e poi saltati; tra fantasiose liti con altri (D’Angelo, nella fattispecie) e che il tecnico di Montemarano subito chiarisce con un esempio (non tutti «rischiano» di decriptarlo in modo giusto): «Ho lavorato sette anni con gente del calibro di Marotta e Paratici e tante volte abbiamo avuto da dire, esprimendo ognuno il proprio pensiero, ma alla fine abbiamo preso sempre d’accordo calciatori che ci piacevano e calzavano alla squadra del momento. Così abbiamo e stiamo facendo con l’Avellino io ed i due direttori Massimiliano Taccone e Vincenzo De Vito, preferendo aspettare: è un reato? Non credo è lungimiranza, esperienza e soprattutto non farsi divorare dalla fretta che è una pessima consigliera. E noi aspettiamo, riflettendo, magari decideremo sul filo di lana, ma sempre rispetto a situazioni a noi favorevoli. D’Angelo un caso? Io sono una persona e quindi un allenatore diretto e le cose le dico sempre, ci mancherebbe. E sempre per e nell’interesse della mia squadra, della mia città, del pubblico della mia società che sta facendo di tutto per aiutarmi, per finire di costruire al top: c’è professionalità, armonia e rispetto, il resto è aria fritta». Ambiente da ricompattare? Novellino è perplesso ma ci tiene a chiarire: «Ma dov’è il problema? Guardate che siamo tutti compatti. Stiamo costruendo qualcosa di importante ma servono pazienza e sacrificio: noi staff tecnico, società, pubblico ed io sono il garante. Tutti vogliamo soffrire meno rispetto all’anno scorso; la società vuole fare bene: per me, per la squadra e per il terminale finale che si chiamano tifosi. Siamo come una pigna d’uva: se ha tutti gli acini è compatta e noi siamo compatti».