La lucida follia di Ciro Guarente lo ha portato addirittura a far finta di essere Vincenzo la sera che lo aveva ucciso. Ha inviato  un sms all’amico Francesco in cui gli comunicava che non sarebbe potuto andare all’appuntamento. Un altro tassello del micidiale piano, poi caduto miseramente davanti alle inchieste dei carabinieri, attraverso il quale ha fatto credere a tutti per una quindicina di giorni che Enzo Ruggiero si era volontariamente allontanato. E invece lui lo aveva ucciso, martoriato il corpo e seppellito nella maniera più inumana possibile. Ogni giorno che si va avanti nell’indagine vengono fuori particolari sempre più raccapriccianti di questa incredibile storia dell’orrore. Francesco l’amico con il quale Vincenzo la sera del 7 luglio scorso aveva un appuntamento per festeggiare il contratto a tempo indeterminato ha raccontato agli inquirenti di aver ricevuto un sms dal giovane di parte alle 20,30 del 7 luglio. Solo che a quell’ora Vincenzo Ruggiero probabilmente era già morto o forse era stato drogato. Francesco che conosceva bene Vincenzo aveva avuto dei sospetti fin da subito perché il messaggio conteneva degli errori che Vincenzo non avrebbe mai commesso. “Ho avuto un contrattempo al lavoro, ti raggiungo dopo, amica”. Ma chi ha scritto quel sms non sapeva che Vincenzo e Francesco si chiamavano reciprocamente amika con la K. Un errore fatale. Uno dei tanti commessi dallo spietato assassino, il “Grinder Boy” Ciro Guarente. Quel messaggio destò subito i sospetti di Francesco, poi il telefonino di Vincenzo avrebbe squillato per una decina di giorni a vuoto prima poi di far perdere il segnale. Le indagini hanno stabilito che Vincenzo Ruggiero era entrato nella casa di via Boccaccio ad Aversa poco dopo le 18 quando aveva terminato il suo turno di lavoro nello store Carpisa del Centro Commerciale Campania. Lo testimoniano le immagini delle telecamere di uno studio posto di fronte alla casa di Heven Grimaldi, la trans fidanzata di Ciro Guarente che stava ospitando da qualche mese il ragazzo di Parete. Da quella casa Ciro Guarente esce tre volte nel corso della serata e della notte con valigie e poi definitivamente alle 4 del mattino con un grosso sacco contenente sicuramente il corpo di Vincenzo. Resta da stabilire se fosse ancora vivo e se il martirio del corpo sia avvenuto in quella casa o nella sua abitazione di Licola o addirittura nel garage degli orrori di Ponticelli. Come bisognerà stabilire dove siano stati esplosi i due colpi di pistola calibro 22 che hanno ucciso Vincenzo. Il lavoro incessante degli investigatori  e dei periti tecnici non conosce tregua come gli interrogatori di tutti quelli che possono fornire indizi utili a capire cosa sia realmente accaduto e dove si trovano l’arma del delitto e la testa e una parte dell’avambraccio del povero Vincenzo fatto a pezzi in maniera orrenda, sfigurato con l’acido e poi seppellito in un garage di Ponticelli. Ma  si aspetta anche che Ciro Guarente possa finalmente dire cosa sia realmente avvenuto quella maledetta sera e notte tra il 7 e l’8 luglio scorso.

Antonio Esposito

Redazione Cronache della Campania