Nocera Inferiore. Ciro Eboli, 38 anni, factotum e braccio destro del boss Antonio Pignataro aveva un vero e proprio arsenale. Ma nel corso delle intercettazioni gli inquirenti scoprono che anche il ras, condannato per l’omicidio di Simonetta Lamberti, aveva ancora a disposizione delle armi, nonostante fosse detenuto agli arresti domiciliari.  Eboli è una figura centrale dell’inchiesta che ha portato al blitz dei giorni scorsi nella città di Nocera, attraverso questi Pignataro – agli arresti in casa per motivi di salute con il permesso di uscire per effettuare delle cure salvavita – teneva sotto controllo non solo la vita criminale nocerina ma anche quella amministrativa. Indicativa della pericolosità di Eboli e del gruppo capeggiato da Pignataro, secondo il Gip che ha emesso l’ordinanza Stefano Berni Canana, è un’intercettazione recentissima captata a bordo della Fiat Idea di Eboli il 14 luglio scorso. Ciro Eboli parla con un’altra persona non ancora identificata, probabilmente di una ritorsione. “Quanti ne sono di loro? sette o otto” e poi sostiene esplicitamente di essere armato “il ferro lo tengo”. Ma non solo, Eboli sostiene di avere anche molte altre armi fucili a canne mozzate, pistole e persino armi da guerra e ordigni esplosivi “tengo due fucili a canne mozze …. tengo tre pistole…tengo due 9 per 21 … una sette e settantacinque … due fucili a canne mozze e tengo cinque bombe … cinque bombe di quelle là….te le vuoi comprare? mò mi devono portare una mitraglietta…tengo una nove per ventuno tanta così”. Ma Eboli rivela che anche zio Antonio Pignataro – attualmente in detenzione domiciliare per espiazione pena per associazione di tipo mafioso e omicidio – possiede armi: “lo zio sopra pure sta pieno di ferr ” “e vabbè ma tiene i fucili per andare a caccia tiene pure la pistola” tiene una pistola 7 e 65 “…. “che ne so mò non me l’ha mai fatta vedere…non l’ha mai pigliata”.

Ciro Eboli era alle dirette dipendenze di Pignataro. Figlio di Franco, assassinato il 20 marzo dell’87 a Piazza Mercato a Castel San Giorgio, il 38enne nocerino era alle dirette dipendenze di Pignataro e insieme a lui aveva riorganizzato il gruppo criminale che attualmente dettava legge a Nocera Inferiore e nei comuni limitrofi, riportando in auge quella cellula criminale della Nuova camorra organizzata, passata negli anni ’90 sotto l’egida del boss Pasquale Galasso. Eboli è anche il cognato del pregiudicato Luigi Cuomo, arrestato alla fine dello scorso anno e punto di riferimento della criminalità organizzata nocerina. Lo spaccato che esce dalle intercettazioni ambientali fatte dai carabinieri del Ros fino a qualche giorno prima dell’arresto dei quattro principali indagati è inquietante. Il gruppo Pignataro non solo era riuscito a ristabilire quell’ordine criminale già vigente negli anni 90 e 2000 ma era anche intenzionate a controllare la vita amministrativa del paese. Non a caso alle ultime elezioni amministrative di giugno, Pignataro e i suoi uomini si erano impegnati per l’elezione di Carlo Bianco e dello stesso Ciro Eboli, seppure schierati con candidati sindaci rivali: il primo con il sindaco eletto Manlio Torquato, il secondo con Pasquale D’Acunzi.

Rosaria Federico

@riproduzione riservata

Redazione Cronache della Campania