Imprenditore di Casalnuovo ucciso a Panama, il padre denunciò la camorra e fu costretto scappare dal paese

La famiglia di Marcantonio Salzano, l’imprenditore originario di Casalnuovo ucciso a Panama, dove lavorava, per il furto di un tablet, chiede giustizia.

E soprattutto chiede di conoscere tutta la verità sulla sua morte. lo hanno chiesto in serata anche le associazioni locali che hanno organizzato una fiaccolata dopo gli ultimi fatti di sangue che hanno insanguinato la città alle porte di Napoli. L”uomo, 41 anni, padre di due figli e da tre anni trasferitosi a Panama per lavoro è stato ucciso venerdì scorso a Los Andes un luogo malfamato di Panama da due ragazzini. Un 17enne è già stato arrestato. Ora si cerca il complice.
Ma sono chiari del tutto i motivi della presenza di Salzano in quella zona pericolosa come non è del tutto certa la notizia diffusa dalla polizia locale secondo la quale Salzano aveva appuntamento con due giovani per vendere un tablet. Poi la lite, la colluttazione e gli spari. Tutto ancora molto fosco, tutto ancora poco chiaro quando si tratta di casi del genere nei paesi del Sud America dove la criminalità comune è molto pericolosa, soprattutto quella delle bande armate di giovani. La notizia della morte di Salzano ha scosso non poco la città di Casalnuovo dove la sua famiglia era molto conosciuta.
E, come ha ricordato Il Roma,Domenico Marco Salzano, il padre di Marcantonio, il 20 ottobre 1997 mentre a Casalnuovo era in atto una vera e propria guerra di camorra tra i vari cartelli criminali locali per il controllo del territorio, si presentò ai carabinieri del posto per denunciare un’estorsione subita anni prima dai diversi cartelli criminali dell’epoca. In campo c’era Francesco Rea, meglio noto con il soprannome di “’o pagliesco”, alleato di Pasquale Iorio Raccioppoli, alias “Pascaluccio ’o curt”. All’epoca dei fatti, “Pinuccio ’o metronotte”, Pino Piscopo, ex guardia giurata ed ex guardia del corpo di Antonio Egizio, noto come “Tonino ’o tedesco”, luogotenente dei Nuzzo a Casalnuovo e nemico di Carmine Alfieri, era già detenuto.
L’imprenditore denunciò: “… Sono direttore del cantiere sito in Casalnuovo di Napoli, alla via Nazionale delle Puglie – contrada Tufarelli – P.co Alessio.
Nel 1993, mentre eseguivo i lavori di costruzione del parco ove risiedo – recitava la denuncia -, fui avvicinato dal noto Giuseppe Piscopo, meglio conosciuto come “Peppe ’o metronotte”, che io sapevo essere il capozona di Casalnuovo. Piscopo venne accompagnato da alcune persone di cui però al momento non ricordo il nome. Questi mi chiese senza mezzi termini una tangente del 7% della cifra globale dei lavori, che approssimativamente si aggiravano intorno a 200 milioni di lire. Non disponendo di tale cifra, mi accordai con Piscopo sulla consegna di 3 appartamenti che poi si è fatto completare e modificare a suo piacimento.
Il valore degli immobili si aggirava intorno a 400ila euro. Nel giugno 1994, a Casalnuovo cominciò un forte contrasto tra il gruppo capeggiato dal Piscopo e quello capeggiato dai pregiudicati Romano Francesco, “Pascaluccio ’o curto” e Francesco Rea”. Nella sua denuncia, Domenico Marco Salzano, aggiungeva che “nel novembre dello stesso anno Rea venne sul cantiere e disse a mio genero che mi voleva parlare. Appreso ciò, mi recai all’appuntamento in Tavernanova nella piazza principale, ove arrivò Rea, il quale mi portò in una campagna ai confini di Volla dove trovai ad aspettarmi Francesco Romano e “Pascaluccio ’o curto”. In tale circostanza “Pascaluccio ’o curto” in presenza di Romano e Rea, mi chiese cosa avessi dato a Piscopo, riferendosi agli appartamenti o al loro equivalente.
Per paura e per timore della mia stessa vita a tal punto mi rinchiusi in casa per circa sei o sette mesi. In questo frangente appresi che Romano era stato ucciso e che Raccioppoli, o meglio il “Pascaluccio ’o curto” era stato arrestato. Questa mattina, mentre ero a bordo della mia autovettura, ho incontrato Rea che, con un tono piuttosto concitato, mi ha costretto a seguirlo fino alla mia abitazione, ove senza mezzi termini, facendomi intravedere sotto il giubbotto una mitraglietta o una pistola di grosso calibro, mi ha chiesto di fargli vedere gli appartamenti e di consegnarli subito le chiavi”. In seguito a questa denuncia, l’imprenditore decise di allontanarsi da Casalnuovo, anche se nel frattempo alcuni pentiti di camorra lo avevano già chiamato in correità.