La cricca ‘ingiusta’ del giudice Pagano: ecco gli scambi di favore con i magistrati e le sentenze aggiustate in cambio di soldi

Salerno. Sentenze aggiustate, Rolex, soldi intascati attraverso una Polisportiva, una truffa per un agriturismo ‘fantasma’, e il tentativo di manipolare procedimenti giudiziari fino in Corte di Cassazione. “Un sistema clientelare tra avvocati e il giudice Mario Pagano nonché tra quest’ultimo e vari esponenti della magistratura e della politica locale, e ancora tra il Pagano e imprenditori locali, preordinato alla commissione di una serie di reati contro la pubblica amministrazione ed in particolare, reati di abuso di ufficio, corruzione in atti giudiziari anche attraverso l’acquisizione di notizie riservate inerenti ai procedimenti pendenti presso gli Uffici giudiziari rientranti nell’ambito del Distretto della Corte di Appello di Salerno mediante accessi abusivi al sistema informatico del Tribunale di Salerno”: questo il quadro delineato dal Gip Luisa Toscano alla quale i pm Ida Frongillo e Celeste Carrano avevano chiesto l’arresto in carcere del giudice di Roccapiemonte, finito – lunedì mattina – agli arresti domiciliari. Ma a finire in carcere non doveva essere solo lui secondo la Procura di Napoli. L’arresto in carcere è stato negato all’attuale sindaco di Roccapiemonte Carmine Pagano, fratello del giudice, ad Antonio Piluso, il consulente finanziario, Nicola Domenico Montone, funzionario del tribunale di Salerno e cognato di Pagano, poi finito ai domiciliari, e per gli imprenditori Luigi Celestre Angrisani e Roberto Leone. Hanno evitato l’arresto ai domiciliari, invece, gli imprenditori Riccardo De Falco, Giovanni Di Giura, Eugenio Rainone e l’ex Got Augusta Villani, sospesa dal Csm lo scorso anno quando esplose l’inchiesta.
Tutti, secondo gli inquirenti, sono i componenti di una cricca di ‘aggiusta-sentenze’, corrotti e corruttori. Il lato oscuro di una giustizia ‘aggiustata a piacimento’ dal giudice Pagano per un proprio tornaconto economico e politico. “Dalle indagini è emerso che il giudice Pagano aveva la possibilità di “pilotare” l’assegnazione delle cause civili e tributarie, alle quali erano interessate persone “amiche”, grazie al rapporto che lo legava al Presidente della Seconda Sezione Civile del Tribunale di Salerno, Nicola De Marco, che gli aveva delegato questa attività e che era comunque disponibile a seguire le sue indicazioni; e per quanto attiene al settore tributario, al Presidente della Commissione Tributaria di Salerno, Michele Oricchio (poi nominato Procuratore Regionale della Corte dei Conti e Presidente facente funzioni della Commissione Tributaria Regionale)”. Ma dagli atti dell’inchiesta emerge anche la richiesta di interessamento fatta dall’ex procuratore di Nola Adolfo Izzo per una causa della moglie e le mail camuffate da richieste di ‘consigli’ ai colleghi della Cassazione, Stefano Schirò e al sostituto procuratore generale Giuseppe Corasanti, per segnalare le cause dell’imprenditore amico Roberto Leone, di Cava de Tirreni, titolare della Royal Trophy. Pagano – secondo il Gip – avrebbe mascherato le pressioni sui colleghi con la scusa di chiedere suggerimenti e ottenere informazioni.
Per esempio, in una mail indirizzata a Schirò, ex Presidente della Corte di Appello dell’Aquila, attualmente Presidente di Sezione della Corte di Cassazione, del 2012 Pagano sottolinea che, a suo parere, la società cavese sarebbe stata danneggiata ingiustamente da una precedente sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Salerno, e la necessità di dover accelerare la trattazione del giudizio per non danneggiarla ulteriormente. Nell’inchiesta, avviata dalla Procura di Nocera Inferiore, dopo l’ascolto di alcune intercettazioni emerse in un processo per matrimoni fasulli nel quale era coinvolto Roberto Lambiase, politico e avvocato di Roccapiemonte, che rivelò ‘involontariamente’ di aver regalato al giudice ‘aggiusta sentenze’ un rolex, la Procura di Napoli ha avviato una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali. E’ emerso, così, il profilo oscuro del giudice Pagano, con amicizie importanti, in servizio a Salerno e poi a Potenza nel settore civile e tributario, trasferito poi a Reggio Calabria per incompatibilità ambientale dopo lo scandalo dell’inchiesta.
Il profilo di Mario Pagano, delineato dal Gip nell’ordinanza di custodia cautelare è di quelli più trancianti, e il suo modus operandi ha trascinato nell’inchiesta altri magistrati, tra i quali due sicuramente indagati come il sostituto procuratore Roberto Lenza, della Procura di Nocera Inferiore, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e la collega, in servizio al Tribunale di Salerno, Maria Elena Del Forno, accusata – oltre che di rivelazione di segreto d’ufficio anche di abuso d’ufficio. Determinanti per le indagini le acquisizioni, disposte il 16 aprile dello scorso anno, nei confronti di Pagano e di altri indagati, tra i quali il got Augusta Villani di Nocera Inferiore. Dall’analisi del computer e del cellulare del giudice sono emerse mail e conversazioni whatsapp che hanno svelato il sistema di corruttela di sentenze ma anche di scambi di favori tra colleghi. Continue interferenze nel sistema giustizia per favori ad amici imprenditori ma anche a colleghi. “Una realtà locale altamente clientelare nella quale a muovere le file è un magistrato, l’indagato Pagano Mario. E’ una persona alla quale è semplice rivolgersi per ottenere, in disprezzo di qualsiasi regola, un interessamento nel settore di sua competenza” scrive il Gip.
Illuminanti per gli inquirenti le conversazioni captate in ambientale tra il giudice e la sua compagna, magistrato anch’ella ma estranea all’inchiesta, in cui Pagano cerca di sminuire l’inchiesta penale in cui è coinvolto ma fornendo agli investigatori elementi che poi si sono rivelati determinanti nell’indagine, come la truffa per l’Agriturismo fantasma ‘l’Eremo’, per il quale Pagano e i suoi complici – gran parte familiari – hanno ottenuto un finanziamento a fondo perduto per 300mila euro, per una struttura mai completata.

Rosaria Federico

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