Le anime del presepe: tra il sacro e il profano del presepe popolare napoletano

Un percorso guidato fino al 17 gennaio 2018, nel seicentesco Complesso di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco: le anime del presepe diventano protagoniste per riscoprire l’antica simbologia legata ai luoghi e ai personaggi del presepe della tradizione napoletana. Una simbologia dove convivono il sacro e il profano, la spiritualità e la realtà quotidiana, il mondo dei vivi, dei morti e delle anime diaboliche.
Simbolo del Natale per eccellenza, il presepe, rappresenta per i napoletani un’arte, una tradizione antica che va al di la della devozione religiosa. In tempi neanche tanto lontani, nelle famiglie napoletane si cominciava ad allestire il presepe nel giorno dell’Immacolata, l’otto dicembre, cercando di recuperare parte di ciò che era stato riposto con cura l’anno precedente. Era un’attività alla quale partecipava spesso tutta la famiglia e che continuava fino al 24 dicembre quando tutto doveva essere pronto per accogliere “o’ bambinello” che sarebbe stato messo nella culla allo scoccare della mezzanotte. La posizione delle figure sul presepe, degli ambienti che riproducevano il paesaggio e degli oggetti che ne facevano parte, non era casuale, ma era legata a una simbologia specifica e precisa, oggi quasi del tutto dimenticata. Dall’Oste, simbolo della tentazione connesso al mondo demoniaco, fino al Pastore che guida le pecore, che ricorderebbe colui che guida le anime dei morti, nell’Ipogeo del Purgatorio ad Arco, custode dell’antico culto delle anime pezzentelle, le anime del presepe prendono vita in una lettura delle scene e dei personaggi attraverso la logica di un codice onirico della tradizione popolare, dove religione cristiana e culti pagani si intrecciano e si sovrappongono generando una contaminazione di notevole complessità storica e religiosa.