Sant’Antimo, il papà di Rosa: ‘Temo che quel video sia stato organizzato’

Luigi Di Domenico è amareggiato: la scomparsa di sua figlia Rosa, quindici anni, presumibilmente prima plagiata e poi rapita da Alì Qasib, ventotto anni, pakistano,  è ben lontana dalla soluzione. Dopo sette mesi di assoluto silenzio, nei giorni scorsi la ragazzina si è fatta viva con un video, girato con uno smartphone e inviato ai genitori da un numero sconosciuto e non rintracciabile. È la prova certa che almeno fino al 4 novembre, Rosa era ancora viva. Ma il contenuto lascia perplessi i genitori: “Il video, che pure dimostra che Rosa è ancora viva non ci convince. Perché non ci saluta, perché quel trucco sbavato? Lei che ci teneva tantissimo”, ha spiegato l’uomo al quotidiano Il Mattino.
Che poi ha aggiunto una riflessione sulla frase: “Mi tratta sempre bene. Non mi manca nulla: ho i trucchi, le piastre per i capelli, gli orecchini. Ho anche due conigli, che lui mi ha portato per non farmi sentire sola”. Rosa, dice papà Luigi, i conigli da compagnia non li sopportava, le facevano impressione. Amava i cani. E poi che significa quel passaggio sul non farla sentire sola? Vuol dire che potrebbe essere prigioniera o trattenuta in un luogo chiuso contro la sua volontà?. Temo che quello che Rosa ha detto nel videomessaggio non sia la sua volontà. Qualcuno le ha scritto quello che doveva dire. L’abbiamo capito rivedendo decine di volte il video, con mia figlia che guarda verso il basso, mai nell’obiettivo del cellulare, proprio come si fa quando bisogna leggere qualcosa”.
Luigi lancia un appello alle forze dell’ordine: “So che gli inquirenti non hanno ancora abbandonato l’ipotesi dell’allontanamento volontario. E dopo questo video potrebbero convincersi che sia proprio così, visto che dice di stare bene. Mia figlia ha solo quindici anni e deve essere tutelata, deve essere cercata come non mai, e gli inquirenti devono mantenere la stessa tensione investigativa tenuta fino a oggi. Ve lo chiedono una mamma e un padre disperati”. Il video è ora nelle mani del pubblico ministero della Procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore Francesco Greco, per essere analizzato da esperti.