Reggio Calabria. Legami tra a ndrangheta calabrese e i clan della Provincia di Napoli: vasta operazione della Polizia di Stato in Calabria. I poliziotti della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria hanno eseguito 14 arresti e perquisizioni nei confronti di soggetti ritenuti legati a cosche della ‘ndrangheta. 14 sono gli arresti e decine le perquisizioni nell’entroterra reggino, fra Gioiosa Ionica, Rosarno, Siderno. Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, con ramificazioni accertate in Costa d’Avorio, Belgio e Venezuela. L’operazione, denominata Apegreen, ha permesso di ricostruire il ruolo della cosca Commisso di Siderno nel settore del narco-traffico internazionale. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano, oltre al boss detenuto Giuseppe Commisso, 69enne, i suoi attuali broker di riferimento ed altri personaggi legati alla potente cosca Pesce di Rosarno e alla cosca Ursino di Gioiosa Ionica. Scoperti gli approvvigionamenti dei Commisso agli Aquino-Annunziata di Boscoreale, in provincia di Napoli. Arrestato anche un poliziotto in servizio nel Porto di Gioia Tauro che si occupava dei rapporti con la cosca boschese. Un flusso ininterrotto di cocaina dal Venezuela verso la Calabria in sinergia con la cosca dei Pesce di Rosarno, particolarmente influente sul porto di Gioia Tauro, porta d’ingresso della droga. A gestirlo la cosca dei Commisso, operativa sulla costa opposta della Calabria, quella ionica, ma con diramazioni in tutta Italia, Belgio, Costa d’Avorio e Venezuela. A scoprirlo sono stati gli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco di Roma, coordinati dalla Dda reggina, che hanno arrestato 14 persone – sei ai domiciliari – tra i quali il boss indiscusso della cosca, Giuseppe Commisso, detto “u mastro”, 69 anni, già detenuto al carcere duro dopo l’arresto del 2010 nell’operazione Crimine, ma anche un agente di polizia in servizio nel porto di Gioia Tauro. L’operazione, secondo il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho ed il suo aggiunto Nicola Gratteri, ha avuto il merito di dimostrare che anche i Commisso trafficavano cocaina, sfatando così quella che Gratteri ha definito “la leggenda secondo la quale i Commisso non si sarebbero sporcati le mani con la droga” ottenendo, per questo, “un apprezzamento da parte di una certa borghesia ionica”. “Mi chiedo ora come si relazionerà in futuro questa borghesia nei confronti della famiglia mafiosa”, è stato il commento del magistrato. A dare il via all’inchiesta della Dda reggina, le intercettazioni ambientali eseguite all’interno della lavanderia Apegreen – da qui il nome dell’operazione – di Siderno, base operativa di Commisso. Cimici che hanno fornito un inarrestabile flusso di notizie che, fin dal 2010, a detta degli investigatori, hanno ridisegnato la storia della ‘ndrangheta portando alla luce le innovazioni criminali determinate soprattutto dall’avvento del traffico di sostanze stupefacenti con l’America. Tra i suoi collaboratori c’era anche il sovrintendente della polizia Gian Luca Castagna. Era lui, infatti, secondo l’accusa, che forniva alla cosca le informazioni sulle movimentazioni dei container nel porto di Gioia Tauro consentendo di eludere i controlli. Ma non solo. Il poliziotto avrebbe anche partecipato direttamente a consegne di droga agli acquirenti, tra i quali Francesco Fattoruso, esponente del clan camorristico Aquino-Annunziata di Boscoreale, trovato cadavere il 26 marzo 2014 nella sua auto distrutta dalle fiamme. E da lui avrebbe ricevuto anche il pagamento in contanti dello stupefacente, tanto che, intercettato durante uno dei viaggi di ritorno, si lamentava che alcune banconote puzzavano di muffa.

Redazione Cronache della Campania