Non si fa attendere dopo le fughe in avanti dei giorni scorsi la riflessione della parlamentare Luisa Bossa “sono ore complesse per la città di Napoli. Si avvicina la scadenza per presentare le candidature alle primarie del centrosinistra. Poi si voterà e comincerà il cammino verso le elezioni amministrative. Sarà un momento importante di confronto sul futuro di una città contorta, che intreccia grandi problemi e grandi potenzialità, che ha avuto negli ultimi cinque anni, nel sindaco de Magistris, una guida incerta, confusa, incapace di fare squadra innanzitutto con i suoi (ricordiamo decine di assessori persi per strada, dal magistrato Narducci al vicesindaco Sodano), priva di senso istituzionale e mancante di quella visione che, coniugata all’organizzazione, possono fare di un mandato amministrativo un momento di svolta. Al di là, però, del giudizio sui concorrenti, in questa fase, per il Pd, conta la capacità di costruire una sua proposta, che abbia senso, contenuto e – oserei dire – emozione. Voglio innanzitutto sottolineare l’opportunità della scelta delle primarie. Sono lo strumento fondativo del Pd. Fanno parte del nostro percorso democratico. Le ho sempre chieste, anche di fronte a curiose ambiguità di chi le invoca o le respinge secondo le convenienze. Bene, benissimo chiedere ai nostri elettori chi sia il candidato migliore, quello capace davvero di coagulare forze, scrivere il futuro, guidare un cammino che è, come sa chiunque abbia fatto il sindaco, azione collettiva e individuale al tempo stesso. Fissate le primarie, devo dire che sconcerta il solito minuetto sulle scelte. Mi candido, non mi candido, forse mi candido, mi candido solo se, ci sono e non ci sono. Non abbiamo bisogno di tentennamenti. Non abbiamo bisogno di tatticismi estremi. Non abbiamo neppure bisogno di partite personale condotte in nome collettivo. In questo senso, devo confessare un mio disagio. Appartengo, per cultura e storia, a quella che viene definita Area riformista all’interno del Pd. Non intendo la mia presenza in questo gruppo come correntizia ma culturale. Sono dentro questo orizzonte di idee e di valori, e li condivido con gente come Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, solo per citarne due. Mi ha colpito che a Napoli, chi ha deciso di correre alle primarie (ma ha deciso?) in nome e per conto di se stesso, abbia speso il nome di un’area politica. Ognuno ha – naturalmente – il diritto di fare la sua battaglia, di condurla come meglio crede, con le scelte che ritiene più giuste. Ma va chiarito che non si tratta di posizioni collettive. Per quanto mi riguarda, in questa fase, devo confessare il mio sguardo attento su Antonio Bassolino. Quando era un uomo dal potere inattaccabile, io – spesso in solitudine – l’ho pungolato. Non ero certamente – e basta recuperare le cronache di questi anni – una “bassoliniana”. Ma la potenza innovatrice che sta mettendo in campo in queste settimane, colpisce ed emoziona. Sappiamo che il giudizio sul suo periodo da governatore è controverso. Ma quello sulla sua stagione da sindaco è unanime: è stato uno dei sindaci migliori della storia della città. Oggi si ripropone con determinazione e umiltà. Senza tatticismi, senza correnti, senza cordate, senza paure. A “petto avanti”, si dice a Napoli, a petto in fuori si sottopone al giudizio della gente. Ha governato male? Sarà bocciato alle primarie e basta. Rappresenta ancora una risorsa per Napoli? Vincerà le primarie e correrà ancora da sindaco, riconnettendo questa Napoli ad una speranza: che dal passato, fiorisca il futuro”.

Longobardi