Carmine Alfano e Marcello Adini sono stati condannati entrambi a cinque anni e mezzo di reclusione accusati dell’attentato esplosivo che nel luglio dello scorso anno mandò in frantumi una vetrata del bar Dodo facendo saltare la saracinesca. La sentenza di condanna è stata emessa ieri pomeriggio dal giudice dell’udienza preliminare Ubaldo Perrotta, al termine di un rito abbreviato in cui il difensore Francesco Matrone ha fatto leva tra l’altro sull’offerta di risarcimento del danno depositata dagli imputati. La pena decisa dal gup è inferiore di poco alle richieste del pubblico ministero Giancarlo Russo, che voleva sette anni per Alfano (figlio di Gennaro soprannominato bim-bum-bam) e sei per Adini, entrambi accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Quando a settembre furono arrestati dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, nei loro confronti emerse subito un quadro accusatorio pesante. Gli inquirenti avevano ricostruito una serie di minacce subìte tra il giugno e l’agosto del 2015 da titolare e dipendenti del noto bar del centro commerciale Plaza, intimidazioni di chiaro stampo camorristico con cui Alfano e Adini avrebbero cercato di convincere l’imprenditore al versamento di una tangente mensile di 3mila euro. L’esplosione della bomba carta, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 luglio dinanzi a uno degli ingressi del locale, fu il culmine di quei tentativi estorsivi. Erano le tre di notte quando i residenti furono svegliati dal boato, e ai carabinieri bastò pochissimo per capire che l’episodio andava inserito nell’orbita del racket. Un’ipotesi subito confermata dalla visione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza, che avevano ripreso il momento in cui l’ordigno veniva posizionato davanti alla saracinesca. Le indagini consentirono poi di risalire ad altri episodi estorsivi, tra cui la consegna al gestore di un bar di un “pizzino” con la richiesta della tangente. Anche in quel caso sarebbero stati Alfano e Adini ad avvicinarlo, raggiungendolo mentre era a bordo della sua auto. Un’escalation di intimidazioni che pare avesse indotto la vittima a prolungare le ferie estive, lasciando chiuso il locale più a lungo di quanto non fosse stato programmato all’inizio. Un incubo conclusosi quando agli inizi di settembre i due scafatesi furono arrestati, prima perché sorpresi in possesso di una pistola con matricola abrasa e, una settimana dopo, in esecuzione dell’ordinanza cautelare che li individuava come i responsabili dell’attentato al bar Dodo.

(nella foto il bar Dodo e nei riquadri Carmine Alfano e Marcello Adini)

Girolamo Serrapica