Due piste per l’omicidio dell’idraulico incensurato: una relazione “sbagliata” con una 20enne e la frequentazione degli “Scissionisti”

Relazioni pericolose. Si sintetizza così lo scenario dietro il quale si cela il movente del delitto dell’idraulico incensurato Ferdinando Pecchia, ucciso come un boss domenica sera dentro a un bar di Calvizzano mentre giocava alle slot machine. Due piste che si intrecciano l’uno con l’atra seguite dai carabinieri della compagni a di Giugliano e coordinati dalla Dda di Napoli. L’omicidio Pecchia potrebbe essere maturato in un contesto di guerra di camorra dell’Area Nord di Napoli nonostante la vittima fosse incensurata. Secondo le indiscrezioni raccolte in paese dagli investigatori Pecchia, (che era separato dalla moglie dalla quale aveva avuto tre figli) aveva una relazione con una ventenne imparentata con personaggi di spicco dei clan della vicina Marano. E non è tutto perché i alcune informative l’uomo risulta segnalato in compagnia di persone legate al clan degli Amato-Pagano. Persone probabilmente conosciute al bar o per motivi di lavoro. Addirittura il ras Mario Mariano Riccio, esponente di una fazione maranese scissionista degli Amato-Pagano arrestato il mese scorso insieme con una dozzina di fedelissimi. Ipotesi che fanno largo al contesto camorristico dell’omicidio, come del resto le stesse modalità dell’esecuzione, lo confermano. Gli investigatori da domenica sera hanno effettuato decine di interrogatori a tutti quelli che possono dare un impulso positivo alle indagini e il quadro che è venuto fuori è proprio questo. Ferdinando pecchia avrebbe pagato con la vita le sue relazioni pericolose nonostante non avesse niente a che fare con la criminalità organizzata.

Redazione Cronache della Campania