Il pentito Loreto racconta dei legami con il clan Cesarano e dell’omicidio di Salvatore Polito avvenuto a Castellammare

L’ascesa del clan Ridosso a Scafati iniziò alla fine degli anni ’90 quando Salvatore Ridosso, per scappare dalla vendetta del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, scappò prima in Jugoslavia e poi si stabilì a Scafati. A raccontarlo il pentito Alfonso Loreto, figlio di Pasquale, storico boss della camorra. Alfonso Loreto a febbraio scorso ha deciso di iniziare la sua collaborazione con la giustizia raccontando episodi che coinvolgono non solo il suo clan ma anche quelli limitrofi come la cosca di Ponte Persica di Ferdinando Cesarano. “Fine anni 90, inizio anni 2000 a capo del clan Ridosso c’erano Salvatore Ridosso, Antonio Romano, e Luigi ‘Ăą fumiere di Sant’Antonio Abate poi ucciso da Gioacchino Fontanella – dice Alfonso Loreto -. Salvatore Ridosso aveva il monopolio delle slot attraverso la societĂ  di Antonio Sorrentino ‘o russ, la Video Game Stabia di Castellammare di Stabia”. Alfonsino racconta come Salvatore e Romolo Ridosso, stabiesi doc, decidono di stabilirsi in provincia di Salerno. “I Ridosso vengono a Scafati perchĂ© fu picchiato il padre di Romolo e Salvatore Ridosso dai membri del clan D’Alessandro – spiega il pentito – e Salvatore decise di ammazzare chi aveva picchiato il padre. Intorno al 1992, fu ucciso questa persona con l’appoggio del clan avversario a D’Alessandro, con una calibro 22, davanti ad un bar. Salvatore Ridosso sparò dalla macchina e scappò. La vittima è morta in ospedale dopo qualche mese di infezione, per una cancrena”. L’episodio segna la vita di Salvatore, detto piscitiello, ucciso poi in un agguato nel 2002 a Scafati.

“Salvatore Ridosso scappò in Jugoslavia e Romolo lo seguì. Salvatore Ridosso fu anche indagato. Questi fatti me li diceva Romolo ‘io egg nat nda chella casa dottò’. Quando tornano vanno a Giugliano e tramite Muollo Ferdinando che era amico loro e nativo di Castellammare di Stabia fitta una casa a Scafati. Nel frattempo si avvicina all’organizzazione anche Alfonso Perillo e i fratelli Abbenante i quali commettono anche un’estorsione, in particolare Luigi Abbenante. Nel frattempo era sceso a Scafati Luigi Annarumma, marito di Tatiana Imparato figlia di Umberto Mario Imparato clan contrapposto ai D’Alessandro”.

Alfonso Loreto parla anche di un omicidio avvenuto a Castellammare e deciso dal clan Cesarano di Ponte Persica: “Posso riferire anche dell’omicidio di Salvatore Polito avvenuto a Castellammare…Agostino Cascone, detto o’ papparielo, mi ha fatto capire che a commetterlo furono i Cesarano, allora guidati da Nicola Esposito, detto ‘o mostro”.

Salvatore Polito fu ucciso il  6 settembre del 2012 nel popoloso quartiere di Moscarella  alla periferia di Castellammare. Era appena uscito di casa per andare al bar gestito dal figlio quando fu avvicinato da una moto con i si sicari in sella che lo trucidarono di colpi all’addome e al volto.  Polito era un vecchio ras della camorra stabiese, aveva 50 anni, ed era stato uni degli affiliati al gruppo di Umberto Mario Imparato nella sanguinosa faida degli anni Ottanta-Novanta contro i D’Alessandro. Era uscito di prigione nel 2010 dopo ben 10 anni trascorsi in cella per associazione camorristica. era dedito alle estorsioni e al traffico di droga. Si è sempre pensato che la sua esecuzione fosse stata una vendetta dei D’Alessandro per  vecchi rancori di quando militava con i nemici degli Imparato. ora però si scopre con le poche parole omissate del pentito di Scafati, Alfonso Loreto che invece è stata un’epurazione interna al clan Cesarano al quale si era avvicinato una volta uscito dal carcere.

Proprio con i Cesarano di Ponte Persica, il clan Ridosso-Loreto ha raggiunto un equilibrio. Infatti, la cosca scafatese si spinge verso Scafati e Castellammare di Stabia per mettere a segno alcune estorsioni e recuperare crediti provento di usura, con il ‘placet’ dei Cesarano. A gestire la cosca Nicola Esposito, ‘o mostro. (r.f.)

(nella foto  il luogo dell’agguato e nel riquadro la vittima salvatore polito)

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