«Lacrime? Non ne ho più. E il perdono è una parola che ho dimenticato domenica sera, non la conosco più. Mia figlia è solo una bambina. Ha 14 anni». Una tristezza infinita parlare della propria figlia violentata dal branco, conoscere il suo dramma in un reparto di ginecologia di un ospedale. Parla la mamma di quella ragazzina violata: vuole che si comprenda quello che sua figlia e la sua famiglia stanno vivendo. Nessuna filosofia di vita, nessuna analisi sociale. Solo la cruda realtà. Lei è la mamma della 14enne (non 16enne, come era stato detto all’inizio) costretta con la forza a subire violenze sessuali, ripetute per oltre due ore, nel box di un garage di San Valentino Torio. Una violenza commessa da cinque ragazzi ora nel centro di prima accoglienza di Salerno, in attesa della convalida. Le parole della figlia. Racconta tutto, i particolari appresi nella notte di domenica. Ha voluto sapere tutto, nonostante il compagno e i carabinieri abbiano cercato di farle capire con garbo l’orrore vissuto e subito. «L’hanno trascinata per le braccia nel box, lei si è aggrappata alla maniglia e loro l’hanno costretta a entrare. E poi l’hanno spogliata». Lei è una donna giovane, quella ragazzina che ha vissuto l’orrore è la prima dei suoi figli: «Mi ha aiutato a crescere gli altri. È una figlia d’oro. Da grande vuole fare la cuoca, una passione che aveva fin dall’asilo. E di lei sono contenti tutti, anche i professori: è stata promossa con buoni voti. Lei sì che è una brava ragazza». L’aiuto degli avvocati. La donna ha deciso di raccontare il dramma che sta vivendo la figlia, lo fa nello studio degli avvocati Alessandro Laudisio e Fabio Carusone che l’assisteranno nel difficile percorso per avere giustizia, perché lei la parola “perdono” l’ha dimenticata domenica sera. «Mia figlia ha avuto grande coraggio a denunciare tutto. Ha vissuto l’orrore in uno scantinato. L’ho visto: è un posto che fa terrore, ci sono giochi vecchi di bambini, bici». L’infanzia violata. Un mondo dimenticato dei bambini. «Anche mia figlia è una bambina. Ha 14 anni». Il racconto è attraversato da momenti di grande rabbia, il continuo pensiero a quelli, a quei ragazzi.“«Vorrei far vedere ai loro genitori solo il luogo dove è stato consumato questo orrore, là è finita la vita di bambina di mia figlia. Magari non ha un padre ma la mamma ce l’ha e io l’ho cresciuta con le bricioline, dopo di lei ne sono arrivati altri e lei mi ha aiutato». Poi, racconta ancora l’orrore. «Le hanno tolto il telefono cellulare e quando una sua amica, che l’aspettava e non l’ha vista arrivare, l’ha chiamata le hanno detto di non dire niente». «Ti facciamo fare la stessa fine della tua amica se ci denunci. Sì, le hanno detto questo». Ma chi la ragazza stuprata e cos’altro è accaduto in quel garage degli orrori? Quelle parole suonano come un macigno. «Mia figlia non è stata l’unica a essere portata laggiù. Lei lo ha raccontato. Lo ha denunciato. Ora i carabinieri devono scoprire cosa è successo. La mamma spiega i dettagli. L’incontro con l’amico “traditore”, le chiacchere prima di andare incontro ad una delle amiche. Chiacchere bloccate dall’arrivo dei primi due ragazzi del branco. Le grida della ragazza e loro… «Hanno parlato prima con l’altro ragazzo, in disparte, poi hanno portato a forza mia figlia giù. Hanno sentito le sue grida. Ma hanno continuato. Il mio compagno l’ha invogliata a denunciare, lei si fida molto di lui come un padre. Solo molte ore dopo ho saputo cosa era successo, quando un brigadiere mi ha detto di andarla a prendere al reparto di ginecologia dell’ospedale di Sarno». Piena di lividi, frastornata e scioccata per quello che stava vivendo la ragazzina ha aspettato la mamma per tornare a casa, per raccontarle l’orrore. «Quando il mio compagno è andata a prenderla perché lo ha chiamato, l’ha trovata nei pressi della Villa con uno di loro. Gli altri hanno avuto paura e sono scappati. Subito dopo mio marito l’ha accompagnata dai carabinieri». Ragazza coraggiosa. Poi ripete: «Mia figlia ha grande coraggio». Ma allora, il pentimento di alcuni di quei ragazzi, la richiesta di perdono che alcuni hanno accennato: “Io la parola perdono, non la capisco più per me non esiste. Quelli sono dei killer, dei criminali. Sono persone che distruggono una ragazzina di 14 anni». Il dolore di una mamma, e una mamma non può non pensare ad altre mamme che magari soffrono come lei. «Le mamme di questi ragazzi non le posso giudicare, perché non le conosco, anch’io prima che accadesse questo dicevo che a volte il comportamento dei figli è cola dei genitori. Ma spesso, nonostante noi diciamo ai nostri figli di non fare una cosa o gli diamo determinati insegnamenti loro lo fanno lo stesso». Poi si rivolge al papà di uno dei ragazzi del branco: «Voglio dire al papà di quel bambino che ha detto che mia figlia lo ha voluto lei, che avrei capito ma non accettato la violenza di uno, ma non il gruppo». E poi quei morsi sulle braccia… «Io a quello che ha dato quei morsi a mia figlia me lo mangio vivo. Chiedete a quelle mamme e a quei papà che cosa avrebbero fatto se l’avessero fatto ai loro di figli».

Rosaria Federico

Redazione Cronache della Campania