Il boss pentito della Vanella-Grassi, Antonio Accurso ha spiegato ai magistrati della dda di Napoli i rapporti con il clan Lo Russo e con i Licciardi della Masseria Cardone. Nel suo interrogatorio del 6 novembre del 2014 che è contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare contro i 24 esponenti del clan dei “Capitoni” di Miano spiega:

“Premetto di essere stato arrestato nel maggio del 2010 e detenuto a Poggioreale fino al marzo 2011 e poi detenuto agli arresti domiciliari in Scauri sino al maggio 2013 quando sono stato scarcerato e poi arrestato nel maggio 2014 e detenuto prima a Secondigliano e poi a Voghera.  

Ho avuto rapporti con diversi esponenti del clan Lo Russo sia di recente sia nel periodo dal 2007 al maggio del 2010.

Nel 2007 e sino al mio arresto ho avuto modo di relazionarmi con Luciano Pompeo, Salvatore Silvestri, Valerio, Gennaro Palumbo, Gennaro a Cannola , con la paranza di Antonio Lo Russo, fratello di Salvatore, e con Antonio Cardillo.

Si deve comprendere che in quel periodo, e sino all’omicidio Faiello, eravamo “una cosa” con gli Amato Pagano e questi ultimi erano alleati dei Russo . Esistevano quindi buoni rapporti, facevamo cioè “business” di droga e giocavamo a pallone insieme. Ci incontravamo due o tre volte a settimana e gli scambi di droga erano continui, se serviva a noi ce la davano loro se serviva a loro eravamo noi a fornirla, è capitato anche che siamo andati insieme, io e Pomepo Luciano, a comprare droga a Casalnuovo ed a Via Foria. Ho avuto anche un fermo nel 2013 dalla Polizia di Chiaiano, con Luciano Pompeo, Calabrese altro affiliato dei Lo Russo, Cicciariello di Melito, Antonio Ruggiero ed altri 5 o 6 ragazzi di dietro Mianella, in un garage mentre stavamo parlando di affari di droga.

Ho definito Luciano Pomepo, Valerio, Silvestri Salvatore come “la paranza di Antonio Lo Russo” perché per noi loro erano appunto i ragazzi di Antonio cioè lavoravano alle sue dipendenze. Con Antonio Lo Russo ho giocato a pallone in varie occasioni sino a quando è diventato latitante. Durante la sua latitanza non l’ho incontrato, mentre si è invece incontrato con mio cugino Menneta Antonio in quanto loro ci volevano dare appoggio nel senso che volevano fare la guerra insieme a noi, volevano darci appoggio ma sempre perché avevano i loro interessi. Si consideri, ad esempio, che Arcangelo Abinnante non si era voluto più sedere a tavola con Antonio Lo Russo dopo il pentimento del padre e poi vi erano comunque dei vecchi rancori collegati all’omicidio di Silvestri Domenico, padre di Salvatore .

Ho saputo di questo incontro con Antonio Lo Russo latitante da mio cugino Antonio Mennetta. Quando stavo ai domiciliari a Scauri venivano tutti da me, mio fratello Umberto, mio cugino Guarino Rosario,mio cugino Antonio Mennetta ed altri.

Tornando ai rapporti tra noi ed i Lo Russo mi risulta anche che vi siano stati in passato degli scambi di favori nel senso di reati commessi dai Lo Russo per fare un favore agli Amato Pagano e viceversa. Mi riferisco all’omicidio di omissis

Per quanto ho appreso dai miei cugini Guarino e Mennetta in seguito al pentimento di Salvatore Lo Russo vi sono stati dei problemi nel senso che per un breve periodo c’è stata una spaccatura all’interno dei Lo Russo , hanno cercato cioè di mettere da parte Antonio ed in tale ambito si colloca l’omicidio di Scognamiglio ucciso dopo poco tempo . Non ho notizie precise su questo omicidio , non so chi siano gli esecutori materiali ma so che proviene dalla “paranza di Tonino”.

Quanto all’ultimo periodo , appena venni scarcerato nel maggio del 2013 mi sono incontrato con Salvatore Silvestri e Luciano Pompeo a casa di Matuozzo Carlo, mi vennero a trovare sapendo che ero stato scarcerato. Dopo qualche giorno vi fu altro incontro a casa della mamma di Corrado Orefice in cui parteciparono anche LELLE’ e Mimmo RAFFONE oltre a Luciano Pompeo e Salvatore Silvestri, ed un ragazzo con gli occhi celesti che saprei riconoscere . Parlammo di tante cose , della droga e delle estorsioni, degli accordi tra noi ed anche con la Masseria Cardone. In questo incontro mi proposero anche di incontrarmi con Mario Lo Russo che era stato da poco scarcerato . Mi incontrai quindi con Mario Lo Russo, che conobbi in questa occasione in quanto era stato detenuto per molti anni. L’incontro con Mario avvenne a casa del nipote Enzo fratello di Lelle’ . Era presente anche Mimmo Raffone ed Ettore Bosti, oltre a Mario Lo Russo ed i nipoti LELLE’ ed Enzo Lo Russo .

Io andai a questo incontro in compagnia di Carlo Matuozzo quali referenti della Vinella Grassi . Ricordo che Mario Lo Russo ci chiese se avevamo problemi a parlare con lui trattandosi del fratello di un pentito ed usò questa frase: un fiore rovina un giardino ? Noi rispondemmo che ovviamente non avevamo problemi altrimenti non saremmo andati all’incontro che ci era stato proposto da Lelle’. Del resto il pentimento di Salvatore Lo Russo non aveva inciso sui nostri rapporti se non nel senso che avevamo ridotto le forniture di droga . Preciso che Lelle’ sino alla scarcerazione dello zio Mario era il capo del clan Lo Russo .In questa occasione Mario ci chiese di rifornirli di droga , di cocaina, di 5 -10 kg alla volta, ribadendo che con noi non aveva problemi alla suddivisione in quote dei proventi delle estorsioni mentre non voleva invece avere rapporti con la Masseria Cardone cioè con i Licciardi. Lelle’ ribadì che loro ci avevano offerto appoggio nella guerra che avevamo avuto in precedenza e voleva sincerarsi che io ne fossi al corrente. Io benché detenuto lo avevo saputo ed accettai quindi di rifornire Mario Lo Russo di droga. Dopo tre o quattro giorni da questo incontro ci fù il primo rifornimento , gli ho dato 7 kg e 400 grammi di cocaina al prezzo di 40,000 al Kg.cioè a prezzo di costo. Mario Lo Russo mi disse che Lellè era il responsabile per la famiglia ed io quindi curai la consegna a lui tramite Carlo Matuozzo. Ci fù un ritardo nel pagamento, Lelle’ andò in vacanza in estate senza pagarci ed allora ne parlai con Pompeo Luciano che mi disse che Mario ci teneva ad incontrarmi di nuovo per chiarire . Ci fu quindi, dopo l’estate, un secondo incontro con MARIO Lo Russo per chiarire questa situazione del ritardo nel pagamento. In questa occasione ci vedemmo in una villetta a San Rocco, oltre a Mario parteciparono anche Luciano Pomepo ed Ettore Bosti mentre io andai insieme a Fabio Di Natale , Ciro Castiello detto Barbetella e Corcione Giuseppe . Mario Lo Russo si impegnò in prima persona a mantenere fede all’impegno dando incarico ad Ettore Bosti e Luciano Pompeo di provvedere al pagamento, scusandosi del comportamento del nipote Lelle’. Il pagamento avvenne dopo quattro o cinque giorni da parte di Luciano Pompeo ed Ettore Bosti. Andò Corcione Giuseppe a casa di Luciano Pompeo.

 A Miano c’è stata una evoluzione continua nell’ultimo anno

Si consideri che quando io sono stato scarcerato nel maggio del 2013 referente era LELLE’ ma la scarcerazione di Mario Lo Russo ovviamente determinò dei cambiamenti nel senso che lui riprese il comando e ci disse che parlare con Lelle’ era come parlare con lui ma allo stesso tempo vi era Ettore Bosti che benché appartenga ai Contini è comunque legato da rapporto di parentela con i Lo Russo in quanto ha sposato una figlia di Mario Lo Russo . Non a caso Ettore Bosti come ho detto è stato presente a questi incontri ed è stato incaricato proprio da Mario Lo Russo per il pagamento di quella fornitura di cocaina.

Inoltre vi è stato un problema legato a Fabio Cardillo , fratello di Antonio . Io già conoscevo Fabio Cardillo in quanto lavorava con il fratello Antonio che aveva una piazza di erba e faceva i passaggi di mano di cocaina dove aveva un rimessaggio di barche

A fine settembre inizio ottobre del 2013 Fabio Cardillo venne da me nella Vinella a dirmi che il fratello in carcere aveva parlato con uno dei nostri non ricordo se con Mennetta o Petriccione riguardo alla possibilità di fare affari insieme nel settore della vendita del pane . Mi disse che aveva avuto dei problemi con i Lo Russo, in particolare con Mario Lo RUSSO che si era preso anche una sua casa popolare in cui era andato a vivere Ettore Bosti con la moglie, e mi propose di entrare nel business del pane cioè mi disse che aveva un forno per il pane e voleva entrare nella fornitura di pane nelle nostre zone dandoci la percentuale che quantificò in circa 10.000 euro al mese . Io lo misi in contatto con Nicola Coppetta delle Case bianche e celesti e l’affare è andato in porto anche se con un guadagno inferiore a quello che Fabio mi aveva garantito. Dopo poco Fabio Cardillo ha avuto un agguato a Giuliano nella sua vecchia abitazione . L’ho saputo da Luciano Pompeo che venne insieme al Calabrese e a un ragazzo con gli occhiali che chiamiamo o’ Ti . Mi dissero che avevano avuto questo scontro a fuoco con Fabio , che lui aveva risposto al fuoco e mi chiesero a titolo di favore di occuparmi io del suo omicidio . Era il periodo in cui si era da poco pentito Pacciarelli Mario e quindi io dissi che non era il momento di fare questa cosa . Mi dissero che avevano fatto questo agguato a Fabio perché lui si era rifiutato di versare ai Lo Russo una quota dei proventi delle sue attività illecite ed anche che erano preoccupati che lui potesse uccidere qualcuno di loro avendo saputo che aveva acquistato un borsone di armi da degli albanesi. Nicola Coppetta mi confermò che i Lo Russo avevano fatto questo agguato a Fabio. Nicola mi disse che Fabio dopo questo agguato camminava armato e voleva parlarmi, accettai quindi di incontralo , venne da me e mi raccontò quello che era successo, mi disse che erano stati i Lo Russo che erano incappucciati ma era sicuro che erano stati loro . Fabio mi disse anche che era presente la moglie ed il cognato, non Giovanni Lista, altro cognato credo dal lato della moglie di cui non ricordo il nome . La moglie apprendo da Lei chiamarsi Valeria Corona ma non mi viene in mente il nome del cognato. Io suggerii a Fabio di “stare chiuso”nelle nostre zone , di stare attento e di stare armato, cosa che lui faceva già.            

Accadde poi che il fratello Antonio Cardillo spedì dal carcere una lettera ai Lo Russo in cui chiariva che dovevano avere a che fare con lui e non con il fratello , insomma si prendeva le sue responsabilità invitando i Lo Russo a lasciare stare il fratello . Luciano Pompeo e Salvatore Silvestri mi raccontarono di questa lettera e mi chiesero di fare da garante con Fabio Cardillo di calmare le acque , nel senso che loro si impegnavano a lasciarlo stare ma volevano tramite me garanzia che lui facesse altrettanto. Io parlai quindi con Fabio Cardillo e lo informai che io avrei garantito la pace tra lui ed i Lo Russo . La cosa quindi si calmò sino ad arrivare all’omicidio di Mimmo Raffone .

Accade infatti che io avevo partecipato ad una fornitura di droga dall’olanda propostami da Valerio e Luciano che trafficavano in droga dall’Olanda, droga che io acquistavo da loro che la compravano in Olanda. Mi proposero poi di fare una puntata con loro ed io diedi loro 66.000 euro per un acquisto di 3 kg di droga, due pagati ed uno a fiducia. Questo carico di droga di circa 10 kg , non andò in porto perché ci fu un sequestro di 220,000 euro eseguito dalla DDA di Salerno fatto alla società di trasporto.

Dico che è la DDA di Salerno perché mi fecero vedere una carta del sequestro, era gennaio o febbraio del 2014. Dopo poco da questo sequestro andai a Miano ed ebbi un altro incontro, questa volta casuale, con Mario Lo Russo, Mimmo Raffone, Luciano, Valerio e Salvatore Silvestri. Seppi che anche Mario aveva partecipato a questo acquisto dall’olanda ed aveva perso 66.000 euro come me . In questa occasione si parlò di nuovo di Fabio Cardillo perché Mario ed anche gli altri dissero che faceva soldi con la droga senza contribuire alle spese del clan a differenza di loro che si prendevano cura degli affiliati e dei detenuti. Mi proposero di fare una truffa a Fabio cioè di farmi dare una fornitura di erba e di non pagargliela , e mi proposero anche di ucciderlo. Io mandai a chiamare Fabio e lo incontrai sul campo di calcetto a Corso Italia a Secondigliano e gli contestai che avevo saputo dei suoi affari con l’ erba che mi aveva taciuto, lo rimproverai per non avermi messo al corrente dei suoi guadagni con l’erba e lui si rese disponibile a darmela a prezzo di costo. Questo accadeva qualche giorno prima dell’omicidio di Mimmo Raffone. In questa occasione lui mi parlò dei problemi che stava avendo con la moglie del fratello che aveva degli orologi del fratello che non voleva restituirgli ed io mi resi disponibile a risolvergli il problema mandando qualcuno a parlare a Miano . Mandai a chiamare Luciano Pompeo per risolvere questa cosa degli orologi e lui mi disse che il problema era risolto perché il padre di Fabio Cardillo aveva parlato con Mario Lo Russo ed avevano chiarito. Io mandai un nostro affiliato, Totti, a dire a Fabio che poteva andare a prendersi questi orologi. Luciano mi disse anche che Mario Lo Russo aveva avuto discussioni con Lellè e lo aveva messo da parte e che lui era diventato il suo portavoce   .

Questo è accaduto qualche ora prima dell’omicidio di Mimmo Raffone che è avvenuto la sera del sabato. Ho appreso dell’omicidio da Internet ed ho immaginato che potesse essere opera di Lelle’ per quanto mi aveva detto Luciano sui dissidi avuti con Mario, invece il giorno dopo ho saputo da Luciano Pompeo e poi da TOTTI che Mimmo Raffone era stato ucciso da Fabio Cardillo. In particolare la mattina successiva all’omicidio mi trovavo al centro scommesse di via Improta a Ssecondigliano insieme a mio fratello Umberto, a Corcione Giuseppe, Fabio Di Natale ed altri affiliati quando vennero Luciano Pompeo e Gianluca, altro loro affiliato che sono in grado di riconoscere, e ci chiesero notizie dell’accaduto. In particolare loro sapevano che FABIO Cardillo aveva sparato a Mimmo Raffone ed a Mario e lo andavano cercando. Inoltre pensavano che insieme a Fabio durante la sparatoria potesse esserci stato il nostro affiliato Totti, persona che lavorava l’erba con Fabio Cardillo . Noi dicemmo loro che Totti non era coinvolto e per dargliene prova lo convocammo subito a casa mia facendo nascondere Luciano e Gianluca nel bagno. Totti venne a casa mia e ci spiegò che Fabio stava con il cognato di cui non ricordo il nome, che era andato dalla moglie di Antonio Cardillo a prendersi gli orologi e si era imbattuto in Mario Lo Russo e c’era stata questa sparatoria in cui era stato ucciso Mimmo Raffone. Totti ci raccontò anche che dopo l’omicidio Fabio Cardillo era andato da lui nelle case bianche e celesti e gli aveva portato la pistola che lui aveva provveduto a distruggere e che si era poi allontanato per fare perdere le sue tracce appoggiandosi da Gaetano Monaco, un rapinatore che conosco bene perché lavorava con la droga con Fabio Magnetti. Luciano e Gianluca hanno quindi sentito il racconto e si sono convinti della nostra estraneità ai fatti. Andato via Totti abbiamo quindi parlato con Luciano Pompeo che, dopo essersi convinto che Totti non stava con Fabio Cardillo , ci chiese di aiutarli per localizzare Fabio Cardillo volendo a tutti i costi vendetta . Inoltre ci raccontò di quello che avevano fatto a Lista Giovanni cioè del fatto che lo avevano colpito se non sbaglio con un cacciavite per sapere da lui notizie sul cognato. Mi fece i nomi di Valerio e di Salvatore Silvestri come persone che presero parte oltre a lui a questa aggressione.Dopo poco ci sono stati gli arresti che voi avete fatto per questa vicenda e quindi gli equilibri sono di nuovo cambiati perché avete arrestato Luciano Pompeo e Mario Lo Russo . Rimasero invece liberi Silvestri Salvatore, Gennaro Palumbo ed Enzo il fratello di Lellè, quest’ultimo invece si diede alla latitanza così come Giggiotto.

 Poco dopo gli arresti sono stato promotore di un incontro chiarificatore tra i Licciardi ed i Lo Russo, in qualche modo collegato a questi arresti perché si venne a creare uno squilibrio tra i Licciardi ed i Lo Russo nel senso che mentre affiliati importanti dei Lo Russo erano stati arrestati molti dei Licciardi erano stati scarcerati e questi ultimi iniziarono e fare pretese in danno dei Lo Russo . In particolare si rivolse a me Paoluccio Abbatiello dicendomi che volevano sistemare gli accordi con i Lo Russo in quanto non gli andava bene di ricevere solo 1000 euro a settimana dai proventi delle estorsioni del mercatino rionale del Don Guanella e volevano rinegoziare gli accordi anche in materia di piazze di spaccio. Mi feci quindi promotore di un incontro per mediare tra i Licciardi ed i Lo Russo, facendo da garante . Informai Salvatore Silvestri e lui dopo averne parlato con Antonio Lo Russo che era ancora latitante , acconsentì all’incontro.

Parlai con Salvatore Silvestri a Miano alla presenza di Ettore Bosti Gennaro Palumbo ed Enzo fratello di Lellè. In questa occasione parlammo anche dell’omicidio di Raffone e del malcontento di Ettore Bosti che disse che non andava d’accordo con il suocero ed era tornato nel Vasto, nel Buvero, salvo poi a tornare proprio per i dissidi con i Licciardi

L’incontro con i Licciardi si tenne alla Masseria Cardone al quinto piano di uno stabile che sono in grado di indicare all’interno di un appartamento di una signora che già in altre occasione ci aveva ospitato. Io andai insieme ad Angrisano Gaetano , per i Lo Russo vennero Ettore Bosti, Gennaro Palumbo, Salvatore Silvestri ed Enzo fratello di Lelle’, per i Licciardi invece erano presenti Peppe Vacca, Paoluccio Abbatiello, Lelluccio , e Pierino di cui non ricordo il cognome ma che indico come una persona che da poco era stata scarcerata. Si raggiunse l’intesa della suddivisione a metà delle estorsioni sul mercatino del Don Guanella tra Lo Russo e Licciardi, zona in cui sarebbero stati impegnati due referenti per ciascun clan . Non so indicare chi dei Licciardi sarebbe stato impegnato in quella zona, non so se Ercolino, Topone o altri. Per la droga invece si stabilì che fatta eccezione per la piazza di Antonio Lo Russo fratello di Enzo o’ Signore , per le altre piazze sia i Licciardi sia i Lo Russo potevano rifornire liberamente senza discussioni .

 Mi viene chiesto se nel corso di questo incontro tra i Licciardi ed i Lo Russo vi fosse qualcuno tra i componenti dei rispettivi clan che avesse maggiore potere decisionale e che parlasse a nome del clan e dico che per i Lo Russo parlava Ettore Bosti mentre per i Licciardi parlava Paoluccio Abbatiello, quando poi i toni si distesero parlarono anche gli altri.

Omissis

aggiungo infine di avere avuto modo di incontrare Lelle’ anche di recente in carcere a Voghera durante i colloqui”.

Redazione Cronache della Campania