Un napoletano di 65 anni, A. R, morto dopo 20 giorni di agonia per un intervento di chirurgia estetica in un centro specializzato sulla collina di Posillipo e ora i suoi familiari chiedono giustizia. Anzi era stato lo stesso uomo in punta di morte a dire alla figlia “Quella dottoressa mi ha ammazzato, fai qualcosa per evitare che possa accadere di nuovo”. La vicenda viene raccontata dal quotidiano Il Mattino in edicola stamattina. I familiari della vittima si sono rivolti agli avvocati Paolo e Valerio Minucci che hanno presentato la denuncia alla magistratura. Ma cosa è accaduto? Secondo quando sostengono i familiari della vitima lo scorso febbraio  la dottoressa del centro estetico di Posillipo nel corso di uno dei trattamenti al viso a cui A. R. si sottoponeva, gli propose, in vista della stagione primaverile in arrivo, un «banale» intervento di laserlipolisi per eliminare quel po’ di pancetta di cui il paziente si lamentava, grasso localizzato che resisteva alla dieta e agli esercizi fisici. Una «pratica garantita», la laserlipolisi, un intervento che la stessa dottoressa definì «miracoloso» aggiungendo di averne realizzati con successo ben duecento in appena sei mesi. Una grande soddisfazione soprattutto perché – raccontò ancora la specialista – era stata la prima a importare qui a Napoli questa nuova tecnica più simile a un prodigio che a un intervento. Provare per credere: un’ora di trattamento per nulla invasivo, iper garantito e dai risultati immediatamente visibili. Un intervento così agile – spiegò meglio la dottoressa al paziente – «che non avrà neanche bisogno di essere accompagnato e una volta lasciato lo studio potrà immediatamente riprendere il lavoro». A. R., manager di una importante casa di prodotti farmaceutici e parafarmaceutici, già sofferente di una forma di epatopatia cronica, si lasciò convincere facilmente. L’intervento avvenne il 17 febbraio, ore 10. Costo: mille euro. Sembrava essere andato tutto bene ma dopo qualche giorno dal suo ritonro a casa il manager cominciò ad avvertire un generale stato di malessere all’insorgenza di una improvvisa forma di ittero. Allarme in famiglia e, naturalmente, più di una telefonata alla dottoressa che, rivendicando la buona riuscita del suo intervento, consigliò ugualmente ai familiari il trasporto del paziente in ospedale per cercare di capire che cosa stesse accadendo. Immediato il ricovero al Fatebenefratelli mentre le condizioni di A. R. cominciarono a peggiorare visibilmente: dopo una serie di accertamenti i medici dell’ospedale formulano la diagnosi: «Insufficienza epatica acuta per stato settico da recente intervento di laserlipolisi addominale in paziente affetto da cirrosi epatica Hcv correlata». Da quel momento le condizioni di salute di A. R. giorno dopo giorno si fecero sempre più gravi al punto da richiedere il trasferimento del paziente presso l’ospedale di Padova specializzato in problemi epatici. Anche qui i medici purtroppo non riuscirono a fare altro che constatare la estrema gravità di una situazione resa ancor più complessa dall’insorgenza di uno stato settico. Antibiotici, dialisi, idratazione, albumina, tutto inutile: A. R. muore alle 8 del mattino del 14 marzo 2016. E ora sarà la magistratura a fare chiarezza sulla sua morte.

Redazione Cronache della Campania