Era il settembre del 2010 quando l’allora sindaco di Pollica venne ucciso. La pista della droga fu la prima ad essere seguita. Durante l’estate del 2010, infatti, Acciaroli era stata invasa dallo spaccio di stupefacenti e questa cosa preoccupava e agitava il primo cittadino. L’inchiesta fu affidata prima alla Procura di Vallo della Lucania e poi trasferita a Salerno perché ufficialmente affidata all’Antimafia. Ad oggi, l’unico indagato di cui si conosce il nome per questo omicidio è quello di Bruno Humberto Damiani, attualmente recluso al carcere di Secondigliano. Nel mese di gennaio l’inchiesta avrebbe avuto però una svolta: la Procura di Salerno ha iscritto nel registro degli indagati altre tre persone con l’accusa di omicidio aggravato dalle finalità mafiose. I loro nomi sono ancora sconosciuti.di Rosaria Federico wSCAFATI C’è una traccia che lega la morte del sindaco di Pollica Angelo Vassallo al clan Loreto-Ridosso. C’è un indizio al quale si cerca un riscontro che conduce dal Cilento a Scafati e ai paesi vesuviani. Le indagini sulla morte del sindaco pescatore – ucciso a settembre di sei anni fa – non si sono mai fermate e l’attuale procuratore aggiunto di Napoli, Rosa Volpe, che ha mantenuto la titolarità del fascicolo non ha mai mollato, neppure dopo il suo trasferimento. Oggi ha una visione più ampia della camorra che potrebbe aver armato la mano del killer, una visione che spazia dal Salernitano al Napoletano. Nel gennaio scorso, i magistrati della Dda hanno riprovato a sentire Bruno Humberto Damiani, il brasiliano in carcere a Secondigliano per spaccio di droga e estorsione. Il giovane arrestato dopo una lunga latitanza, è l’unico indagato ufficiale in un’inchiesta che pare abbia altri tre indiziati, i cui nomi non sono mai stati svelati dalla Procura antimafia di Salerno. Il pentimento di Alfonso Loreto, figlio di Pasquale Loreto, a capo del clan Loreto-Ridosso, insieme con il padre e con Romolo Ridosso con i figli di quest’ultimo, pare abbia riaperto le speranze di trovare nuovi indizi e prove per chiudere il cerchio sulla morte del sindaco pescatore. Ma cosa c’entra Alfonsino Loreto con Angelo Vassallo, lo spaccio di stupefacenti di Damiani e la morte del sindaco? E quali sono i legami del clan di scafatesi e stabiesi con quell’uccisione rimasta nel mistero? Questi sono particolari che al momento restano riservatissimi. L’attenzione degli inquirenti è appuntata sugli affari dei Ridosso e i legami che hanno e avevano, soprattutto in quel periodo, nel Cilento e in particolare tra Casalvelino e Acciaroli. Un legame emerso nel corso delle indagini e delle migliaia di intercettazioni ambientali e telefoniche disposte negli anni successivi alla morte del sindaco pescatore. Quando il procuratore Franco Roberti lasciò la Procura di Salerno per la Direzione nazionale antimafia promise che quella morte avrebbe avuto dei responsabili e non a caso, a sei anni di distanza, quel fascicolo su Angelo Vassallo non è mai stato archiviato. Per la Procura di Salerno quel delitto eccellente, fatto a colpi di calibro 9×21 tanfoglio, una pistola mai ritrovata, è stato ordinato dalla camorra. A febbraio scorso, quando Alfonso Loreto ha deciso di diventare un collaboratore di giustizia sembrava si fosse riaperto uno spiraglio. Uno squarcio che solo eventuali conoscenze di Loreto possono aprire a chiudere. Cosa è accaduto in quella zona del Cilento nei giorni e nei mesi precedenti al delitto, quali affari i clan salernitani e vesuviani avevano da fare tanto da voler eliminare ogni “intralcio”, incluso il sindaco pescatore che si batteva contro lo spaccio di droga e l’abusivismo edilizio? È questa la risposta che cercano gli inquirenti. Il movente che ha armato la mano del killer solitario è la chiave di volta per arrivare agli assassini. E tracce sul movente sono emerse nell’ambito dell’attività di personaggi legati o conosciuti ad esponenti del clan Loreto-Ridosso.

Rosaria Federico

Redazione Cronache della Campania