Fisciano. Con ‘fare guappesco e intimidatorio’ pretendevano dal gestore di una concessionaria di auto usate di Bolano a Fisciano pretendendo 10mila euro. Una vicenda che è costata a Romolo Ridosso, 55 anni di Scafati, ritenuto capo dell’omonimo clan, e a Raffaele Ruocco, 59enne, commerciante di auto di Gragnano, insieme a Francesco Bianchi, 47enne di Casola di Napoli, una richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Giancarlo Russo della Dda di Salerno. I tre dovranno comparire dinanzi al giudice per le udienze preliminari a novembre prossimo. I tre sotto accusa regolarono una questione commerciale con il titolare della concessionaria, a suon di minacce e intimidazioni per farsi consegnare il danaro. Tutto ebbe inizio nel 2011 quando Ruocco, commerciante di auto, consegnò al titolare della concessionaria di Fisciano un assegno circolare di 19.300 euro per regolare pregressi affari di compravendita di vetture usate. Ruocco e la presunta vittima, in realtà erano soci di fatto, in una ditta che importava vetture dall’estero, in particolare dalla Germania. Fatto sta che dopo la consegna dell’assegno circolare, il 59enne di Gragnano voleva la restituzione di 10mila euro e ingaggiò Ridosso e Bianchi che si presentava alla vittima con il nome di Franco ‘o turrese per riscuotere quanto pretendeva. “Ci devi dare l’assegno o quanto meno 10mila euro” dissero Romolo e Bianchi alla vittima, lamentandosi poi del fatto che Scarpino non aveva consegnato a Ruocco una Fiat Panda acquistata in Germania.
La prima richiesta non andò a buon fine, la vittima non volle restituire nulla di quanto i due gli chiedevano e così, qualche giorno dopo, alla concessionaria si presentò Ruocco in persona accompagnato da Romolo Ridosso: “Dacci i soldi, tu tieni famiglia. Se non paghi avrai grossi guai” una minaccia esplicita all’incolumità dei familiari del commerciante che Ridosso mise in atto qualche giorno più tardi quando si presentò a casa della vittima e minacciandola ancora gli disse che quei soldi doveva restituirglieli perché erano anche i suoi. Spalleggiato da Bianchi che si presentò col nome di Franco Coppola tuonò minaccioso: “Quei soldi sono i miei, io sono un sorvegliato specialeRicordati che tieni famiglia”. Una minaccia più esplicita di così non poteva esserci e allora, il commerciante decise di pagare, consegnando nei fine settimana agli estorsori somme fino ad un ammontare di 10mila euro. Ricorse, invece, ad una falsa denuncia per truffa Raffaele Ruocco che un giorno non avendo trovato Scarpino alla concessionaria si recò ai carabinieri di Baronissi, raccontando che il commerciante di auto lo aveva truffato, intascando un assegno di 19300 euro per l’acquisto di una Golf che non gli era stata mai consegnata. Per quella denuncia Ruocco risponde anche dell’accusa di calunnia. I tre imputati invece, devono difendersi dall’accusa più grave di estorsione aggravata dal metodo mafioso. (r.f-)

Redazione Cronache della Campania