È braccio di ferro tra la Procura di Napoli e il boss Marco Mariano detto “Marcuccio”. Questo succede perché con estrema probabilità ci sono degli elementi che non convincono del tutto la Dda di Napoli che ci va cauta. Marco Mariano, detto “Marcuccio”, per anni il capo del clan della camorra dei Quartieri Spagnoli, e da due mesi diventato un collaboratore di giustizia, come riporta il quotidiano Il Roma, non ha ancora parlato ne dei suoi beni ne dei suoi familiari e questo per la Procura è un fatto negativo. Per questo che come primo atto concreto la Procura di Napoli  ha deciso di opporsi alle sue intenzioni di rendere una dichiarazione spontanea nel corso del processo che lo vede im- putato per associazione camorristica con l’aggravante di essere capo e promotore del clan che porta il suo cognome. Nella scorsa udienza il pentito, colegato il videoconferenza, aveva chiesto di rendere dichiara- zioni spontanee nel corso del processo che lo vede imputato con il rito abbreviato davanti al gip. La Dda a questa decisione si è opposta, a sorpresa. E non ha neanche deciso di modificare la pena richiesta, ovvero 20 anni di carcere. Anche questa rappresenta una strategia chiara: occorre prima valutare le dichiarazioni e poi decidere se il pregiudicato sia meritevole della concessione delle attenuanti previste dalla legge per chi decide di pentirsi. La decisione di Marco Mariano di passare dalla parte dello Stato ha scosso comunque l’ambiente della malavita partenopea ed è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Questo perché poco prima della sua decisione aveva deciso anche di rilasciare dichiarazioni spontanee per cercare di difendere la sua famiglia e lui stesso dall’accusa di camorra. Poi la decisione di passare dalla parte dello Stato.

Redazione Cronache della Campania