Lo stabiese Antonio Latella è il nuovo direttore della Biennale di Venezia sezione teatro

 La Biennale di Venezia, ha nominato Antonio Latella direttore del Settore Teatro per il quadriennio 2017-2020. “Latella ha conquistato una posizione di grande rilievo nel teatro internazionale – a dichiarato il presidente Paolo Baratta – e potrà progettare festival di grande interesse, ma ha anche sviluppato una personale vocazione alla scoperta e alla formazione di nuovi talenti, tema quest’ultimo al quale la Biennale dedica particolare attenzione e impegno”. Antonio Latella è di Castellammare di Stabia, dove è nato nel 1967, anche se da piccolo si è trasferito al Nord con i genitori per lavoro.
Affermatosi appena trentenne sulla scena europea, il regista è autore di riscritture sceniche che allargano l’orizzonte del testo, spaziando dal teatro alla letteratura al cinema. Oltre a mettere in scena opere di Pasolini, Fassbinder, Genet, fra i suoi autori d’elezione, Latella ha affrontato il rapporto con la tradizione rivoluzionando classici del teatro ormai codificati, da Natale in casa Cupiello di Eduardo ad Arlecchino servitore di due padroni ispirato a Goldoni. Attore prima e regista poi, Latella – che vive dal 2004 prevalentemente a Berlino – ha iniziato negli anni ’90, mantenendo un rapporto forte con la sua Napoli, a tratti anche conflittuale, ma inevitabile. Segnato dalla lunga consuetudine con il Teatro Nuovo, dai primi spettacoli di segno tragico, shakespeariano, pasoliniano e genettiano, caratterizzati da forte fisicità, fino all’affidamento nella stagione 2010/2011 della direzione stessa della sala dei Quartieri spagnoli.”Prendendo forza dall’eredità lasciata dal grande lavoro fatto in questi anni da Àlex Rigola, – ha spiegato il neo direttore – penso ad una Biennale Teatro che possa focalizzare la propria attenzione sulla ricerca del talento, ovvero su ciò che può porre le basi per il futuro prossimo del nostro teatro. Registi, drammaturghi, attori che non hanno forse grande risonanza nel panorama teatrale di oggi, ma che già stanno lavorando per creare nuovi linguaggi della scena. Talenti capaci di coniugare tradizione e innovazione, impegnati in un continuo scambio con affermati Maestri del palcoscenico, per provare a definire, o almeno a farci intuire, il teatro di domani”.

Girolamo Serrapica