Salzano, appuntamento con la morte a Ponticelli. Tutte le piste investigative sull’omicidio e il racconto dei pentiti

Flavio Salzano da latitante aveva preso appuntamento con la morte ma non lo sapeva. Il “traditore”, il gestore di una delle 15 piazze di spaccio dei “Fraulella” D’Amico del rione Conocal di Ponticelli è stato ucciso perchè ha tradito più volte. Era oramai un personaggio scomodo con la sua latitanza e per questo che è stata decisa la sua eliminazione. Ucciso in un’auto dove stava parlando con qualcuno che conosceva e del quale si fidava. Cinque colpi in pieno viso che gli hanno deturpato la faccia. Era latitante da giugno perché riuscito a sfuggire al blitz “Delenda” o “Ponticelli Liberata” con 89 arresti tra boss e gregari del clan D’Amico. Gli investigatori non tralasciano alcuna ipotesi investigativa: la sua morte potrebbe essere stata decretata dagli stessi “Bodos” De Micco con i quali era passato perché appunto ritenuto scomodo o dai suoi ex amici dei D’Amico. Anche se è difficile ipotizzare che un personaggio del suo calibro e così scaltro sia caduto nella trappola e sia andato a un appuntamento con qualcuno dei D’Amico. Più probabile invece che ci sia stata una compartecipazione di più cosche. Indagine complessa perché non ci sono telecamere nella zona dove è avvenuto l’omicidio e gli investigatori non hanno fatto trapelare se la vittima avesse con se un telefono cellulare dal quqle si potrebbe risalire ai suoi ultimi movimenti e ai suoi ultimi contatti che sarebbero molto utili all’inchiesta.

Flavio Salzano fu allontanato dal clan D’Amico, passando poi con i De Micco, perché il gruppo dei “Fraulella” e in particolare la boss Nunziata D’Amico  successivamente ammazzata, iniziarono a sospettare che lui e il cognato Silvio Rigotti corrispondevano anche ai “Bodo” una quota degli incassi proveniente dalla piazza di droga gestita al Conocal. Il 29enne fu anche cacciato dall’alloggio popolare occupato con la compagna e la figlia. Come spiega Il Roma fu anche interrogato sull’argomento dai carabinieri e rispose che era stato un allontanamento volontario. “Ad agosto 2013, durante le nostre vacanze estive, l’appartamento, completamente arredato, era stato occupato da una donna incinta. Ritenendoci persone di cuore, abbiamo ceduto l’appartamento a titolo gratuito”. Tra le vittime dell’imposizione della famiglia D’Amico, in relazione all’occupazione degli alloggi popolari nel Conocal, oltre a Flavio Salzano, ci furono anche Alfredo Troia (che si era pentito) e il nonno di Gaetano Lauria “’o somaliano”, quest’ultimo anch’egli diventato collaboratore di giustizia. Ecco ciò che scrive a proposito la procura antimafia. “L’abitazione di Alfredo Troia fu recuperata dal clan in seguito al suo allontanamento dal territorio insieme alla moglie Maria Grandulli, quando entrambi hanno iniziato a collaborare con la giustizia. Lo stesso nonno paterno di Gaetano Lauria è stato allontanato in seguito alla collaborazione con la giustizia del nipote. Dai sopralluoghi effettuati dalla polizia giudiziaria risulta che effettivamente gli appartamenti già nella disponibilità di Flavio Salzano (che non è si è mai pentito, va sottolineato) e del nonno di Gaetano Lauria erano occupati da terzi, così come l’abitazione di Maria Grandulli in via Mario Palermo”.

 Ecco come i pentiti del clan D’Amico hanno descritto la figura di Flavio Salzano: “…Flavio è il genero della “Ricotta”: quand’era libero aveva una piazza di spa cio al Conocal insieme a “Fabiolino il “chiattone”, che prima abitava al confine con “Caravita” . Era il 22 aprile 2013 quando Domenico Esposito “’o cinese”, primo a pentirsi nelle file dei De Micco, parlò di Flavio Salzano indicandolo come un gestore di piazze di spaccio. Gli fece eco, aggiungendo altri particolari sulla figura del 29enne ucciso, Gaetano Lauria “’o somaliano”. Ecco quanto ha raccontato ai pm antimafia quest’ultimo il 20 giugno 2014: “…C’era un certo Flavio che aveva una piazza di droga nel Conocal insieme a Silvio Rigotti, che era il cognato. Era amico stretto di Fabio Riccardi. Lo volevamo picchiare, ma lui non venne. Noi eravamo in cinque…andammo con i passamontagna: eravamo io, Giovanni Favarolo, Vincenzo Vacca, Mario Buonomo e Giacomo D’Amico. Andammo lì con i passamontagna e con le pistole…bum bum e nessuno rispose, così ci prendemmo la casa e lo cacciammo da dentro il Conocal. Poi lui la casa la sfondò. Poi loro vennero per chiudere una piazza un’altra volta e spararono sotto al balcone di Giuseppe D’Amico. E gli spacciatori ci dissero che c’era Flavio, al quale noi avevamo preso la casa, Fabio Riccardi, Mario Noto. Giuseppe D’Amico, visto che loro (i De Micco) giravano per chiudere le piazze, misero me sopra da Cira, al primo piano e a Mario Buonomo. Mario doveva dirmi quando li vedeva perché dal mio posto non ci riuscivo. Poi vennero dei motorini…Buonomo disse..eccoli eccoli…io andai alla finestra e sparai sparai. Cinque, sei colpi, ma non sapevo se avevo preso qualcuno…”.

(nella foto l’auto nella quale è stato ritrovato a Ponticelli il cadavere di Flavio Salzano, nel riquadro)

Redazione Cronache della Campania