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“I fratelli D’Ausilio vogliono un regalo”, così il clan terrorizzava Bagnoli e Fuorigrotta

8 Settembre 2016 - 17:02 · Redazione Cronache della Campania

 I boss fratelli Felice e Antonio D’Ausilio “vogliono un regalo”, stanno “facendo tabula rasa” sul territorio per riaffermare la supremazia della cosca, e tutti sono vessati e minacciati. E’ lo spaccato di uno dei quartieri di Napoli in fibrillazione che emerge dalle 18 pagine del fermo di pm siglato dal sostituto Michele Del Prete dopo indagini dei carabinieri nate dalla denuncia di due vittime di estorsione. Sono il gestore di un ormeggio a Pozzuoli e i titolari di un bar a rivolgersi alle forze dell’ordine dopo aver subito pressioni nel primo caso tra il 27 luglio e il 22 agosto scorso, nel secondo da maggio al 22 agosto. I loro racconti sono dettagliati, i loro riconoscimenti in fotografia degli estorsori minuziosi. Tra Bagnoli e Cavalleggeri D’Aosta si consuma una ‘guerra’ tra cosche punteggiata da raid anche intimidatori e racket capillare sia per affermare la supremazia del gruppo che per raccogliere il denaro per l’acquisto di armi e droga. – Il gestore d’ormeggi i D’Ausilio li conosceva bene, dato che gia’ nel 2012 da Antonio aveva subito una prima richiesta di ‘pizzo’ (una Lancia Y nuova, cui aveva rilanciato subito con “una macchina usata da due/tremila euro”). “Antonio e Felice vogliono incontrarti urgentemente perche’ vogliono un regalo”, si sente dire da uno degli arrestati quando il 27 luglio i suoi operai lo chiamano perche’ ha ‘visite’. E, vedendolo tentennare, parte la prima minaccia: “Conosciamo l’orario in cui vai al cimitero da tuo figlio”. L’uomo prende lo scooter e segue i due emissari del clan fino a Qualiano per incontrare Antonio D’Ausilio (Felice, non rientrato dopo un permesso nel carcere di Tempio Pausania l’11 maggio, viene solo evocato dai 4 destinatari del fermo ), ma manda un messaggio con lo smartphone a un amico poliziotto con la targa del veicolo del clan. Ai due titolari di bar nella zona di Agnano a Napoli il boss attraverso i suoi affiliati chiede 10mila euro “altrimenti chiudete”, convocandoli anche a Villaricca; ma anche loro scelgono la via della legalita’ e della denuncia arrivando anche a chiamare la polizia durante una delle ‘visite’ dei gregari del clan per pretendere la tangente e farli identificare. I 4 fermi, poi confermati dal gip partenopeo, sono motivati dal pericolo di fuga. Il boss Felice, che deve scontare un ergastolo per omicidio e per associazione a delinquere di stampo mafioso, indagato in concorso, non e’ destinatario di provvedimento perche’ non presente in nessuna delle richieste estorsive e delle minacce. In carcere sono finiti Antonio D’Ausilio e i tre complici Vittorio Albano, Alessandro De Falco e Stanica Mihai Lucian, rumeno, 31enne.