Processo al clan D’Amico: arriva finalmente la sentenza: 240 anni di carcere ai 15 imputati. TUTTE LE CONDANNE

 E’ arrivata a notte inoltrata la sentenza contro il clan D’Amico. La Corte di Assise D’Appello ha comminato 240 anni di carcere per i 15 imputati accusati delle estorsioni imposte costringendo commercianti e imprenditori ad acquistare i loro gadget a prezzi tutt’altro che convenienti e per altre attività illecite legate anche al traffico di droga. Il processo era iniziato nella primavera del 2012 ed è durato 4 anni consentendo alla maggior parte degli imputati di ottenere la libertà per la scadenza dei termini della custodia preventiva. E’ stato un dibattimento lunghissimo, con un gran numero di testimoni da ascoltare, tra le vittime delle estorsioni, i collaboratori di giustizia, gli investigatori che curarono le indagini, e poi ancora per le intercettazioni da analizzare e le perizie sulle trascrizioni. Iniziato nella primavera 2012, il processo si è concluso questa notte.

Trenta anni di carcere è stata la pena decisa per Luigi D’Amico e ventisette anni quella per Gennaro D’Amico, entrambi considerati al vertice del clan camorristico che porta il nome di famiglia e già in carcere per altri reati.  Diciannove anni di reclusione, invece, è stata la condanna che ieri i giudici hanno deciso per , alias ‘o pirata, tornato in libertà per decorrenza termini a giugno 2015 e salito alle cronache quando, in occasione degli arresti avvenuti il 14 giugno 2011 nell’ambito dell’inchiesta dell’Antimafia su racket e camorra, uscendo in manette dalla caserma, baciò sulla bocca il figlio minorenne con un gesto plateale e pieno di significati nel gergo della malavita. L’elenco delle condanne prosegue con i 26 anni e 6 mesi di reclusione per Ciro Ciriello, 10 anni per Vincenzo Acampa, 11 anni per Antonio Boccia, 13 anni per Gennaro Improta, 13 e mezzo per Giovanni Improta, 12 anni per Umberto Luongo, 13 anni e sei mesi di carcere per Antonio e Luigi Marconicchio, la stessa pena per Maria e Salvatore Marigliano, Marco Notturno e Luigi Varlese. L’assoluzione è stata decisa per Umberto D’Amico, Emanuele Balzano, Salvatore Corrao, Antonio Reale e Ciro Russo.

(nella foto il famoso bacio di Salvatore D’Amico ‘o pirata al figlio)

Redazione Cronache della Campania