Castellammare, uccise lo zio per rubargli 1200 euro

Indagini chiuse. Claudio Orlando, 46 anni, ha ricevuto in carcere l’avviso dalla sostituta procuratrice Laura D’Amelio. Omicidio aggravato e rapina, anche questa aggravata. Queste sono le ipotesi di accusa adesso compiutamente formulate nei suoi confronti, dopo dieci mesi di indagini, una volta chiuse le formalità dell’incidente probatorio.
Orlando è sospettato di aver ucciso lo zio, il noto pasticciere di Castellammare di Stabia, Antonio Tucci, 71 anni, nella sua abitazione di piazza Rosa Guarnieri Carducci, a Castel del Piano in provincia di Grosseto: con più colpi alla testa vibrati con un corpo contundente (che non è stato trovato – forse il bastone che l’anziano usava per spostarsi), con premeditazione, per rapinargli 1.200 euro, con l’ulteriore aggravante di aver agito ai danni di una persona menomata sia per l’età sia per l’invalidità; infine, la Procura contesta anche l’abuso delle relazioni domestiche, di coabitazione e di ospitalità. Lo avrebbe percosso «brutalmente», scrive la Procura.
Era il 5 dicembre 2015, come riporta la pagina di Grosseto de Il Tirreno, quando il corpo di Tucci venne trovato senza vita all’interno dell’abitazione, in una piccola cucina, con il cranio fracassato probabilmente a bastonate: era stata la gravità delle lesioni alla testa a causare la morte, secondo l’accusa. Forse i due erano ancora a tavola quando era scattata l’aggressione.
Ma perché Orlando avrebbe preso a bastonate lo zio? Perché lo avrebbe ucciso? Per portargli via 1.200 euro, cioè quanto all’uomo era rimasto dopo aver riscosso la pensione pochi giorni prima. Non solo i soldi: Orlando gli avrebbe portato via anche un cellulare Huawei e uno Vodafone, un orologio Invicta con cassa in oro, un orologio Lorentz in acciaio e un terzo orologio marca Vetta (in acciaio anche questo). Orlando venne rintracciato cinque giorni dopo su un bus nella zona dei Castelli Romani, fermato dai carabinieri e portato in carcere. Adesso è a Terni.
Da parte sua ha negato ogni responsabilità nell’omicidio. Ha ammesso la permanenza in casa dello zio: e del resto era salito dal Lazio, dove abita (a Pomezia), per cercare lavoro, come avevano ricostruito i familiari. Ma ha respinto le accuse di aggressione e omicidio. Ha cercato di far valere a proprio favore le conclusioni dei Ris di Roma, che avevano messo a confronto un’impronta di scarponcino riscontrata sul luogo del delitto e le calzature da lui indossate al momento del fermo: non corrispondono, dicono gli esperti dei carabinieri ascoltati ai primi di settembre in sede di incidente probatorio. Un particolare che non ha mutato il quadro indiziario, secondo il giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari, che ha respinto la richiesta di liberazione avanzata dall’avvocato Maria Pia Di Maio: il complessodegli elementi portati dall’accusa è ritenuto tale da giustificare la misura restrittiva.
Adesso Orlando potrà chiedere di essere interrogato o potrà presentare una memoria difensiva. Poi la Procura deciderà come procedere: la richiesta di rinvio a giudizio sembra più che scontata.

 Ciro Serrapica