“Ho alzato un polverone, prima o poi mi ammazzano, mi faranno fuori. Mio padre è stato ucciso, voglio giustizia per mio padre e non avrò pace finché non vedrò il colpevole sotto processo”. Così diceva agli amici più vicini, nonché al Pm della Procura di Napoli, l’ingegnere di 51 anni Vittorio Materazzo di Chiaia, Napoli, ucciso due giorni fa. Lo scrive il quotidiano ‘Il Mattino’ evidenziando inoltre che negli ultimi tempi, Materazzo era preoccupato sì, ma anche ringalluzzito, grazie a una svolta formale che per lui rappresentava una speranza di riaprire il caso della morte del padre. La Procura, spiega ancora il quotidiano, aveva riaperto le indagini, seguendo proprio il contenuto di una recente denuncia dell’ingegnere: un caso riaperto non per omicidio, ma per un’ipotesi di falso legata a uno dei documenti riconducibili alla scomparsa dell’anziano genitore. E non è un caso che, appena sette giorni fa, accompagnato dall’avvocato e amico Luigi Ferrandino, Materazzo era tornato in Procura e i magistrati gli dissero di aver deciso di svolgere nuovi accertamenti sulla morte del padre. E questo potrebbe essere l’antefatto della morte dell’ingegnere che si era battuto per andare fino in fondo alla scomparsa del padre. Materazzo aveva presentato una denuncia in merito ad un certificato medico legato alla morte del padre, scrive ‘Il Mattino’, un documento che, dal suo punto di vista, conterrebbe dei punti poco chiari, specie se raffrontati al verbale messo nero su bianco dal medico nel corso della deposizione resa durante la prima inchiesta. Appigli, punti di appoggio, di un uomo che non aveva mai creduto alla morte naturale del genitore e che oggi assumono un carattere inquietante, alla luce di quanto avvenuto lunedì sera in viale Maria Cristina di Savoia. Chi ha assistito agli ultimi momenti di vita dell’ingegnere non è rimasto in silenzio, fornendo agli investigatori dettagli fondamentali sull’assassino che potrebbero imprimere una svolta determinante all’indagine sul brutale omicidio. L’inchiesta sulla morte dell’ingegnere 51nne è condotta ad ampio spettro, prosegue il quotidiano, la pista familiare, quella di una lite con un parente, resta al momento l’ipotesi privilegiata ma non esclusiva. Si sentono testimoni, mentre la squadra mobile ha acquisito anche ieri pomeriggio elementi e potenziali riscontri, puntando l’attenzione sui computer e telefoni della vittima.

Redazione Cronache della Campania