Robinù, a Poggioreale il film di Santoro sui baby-boss. GUARDA IL VIDEO

“Il carcere non è e non deve mai essere il luogo dove viene negata la speranza. A nessuno, tantomeno ai giovani deve essere tolta la possibilità di riabilitarsi”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato oggi con un videomessaggio il film Robinù, di Michele Santoro, che è stato proiettato all’interno del carcere di Poggioreale. A guardarlo, nella chiesa del penitenziario, 120 detenuti, per la maggior parte giovanissimi, in una città come NAPOLI, che nell’ultimo anno ha visto l’esplosione della violenza delle paranze dei bambini e dei ragazzini che sparano in aria in pieno centro nelle famigerate “stese”. Una realtà durissima quella raccontata con stile documentaristico da Santoro, in un film a cui ha assistito anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, seduto in prima fila accanto a Michele, il protagonista del racconto, un ragazzo di 22 anni che sta scontando 16 anni di reclusione a Poggioreale. Si tratta di Mariano Abbagnara, dettoi faccia janca, giovane killer al servizio del clan D’Amico, i “Fraulella” dela Rione Conocal di Ponticelli. La storia è quella di una famiglia, quella di Michele, raccontata dai punti di vista di due fratelli che hanno intrapreso una carriera criminale e di un terzo fratello che fa invece il pizzaiolo e che ha dovuto lasciare NAPOLI per la sua scelta di vita retta. E non manca un’ampia parte dedicata a Emanuele Sibillo, il baby boss ucciso nel 2015. Ma Robinù va a scovare la genesi sociale e familiare che porta alle scelte dei giovani detenuti. Un contesto che non sfugge al ministro Orlando, che alla fine della proiezione ha preso il microfono offrendosi alle domande dei detenuti: “In famiglia – ha detto Orlando alla domanda proprio di Michele – hai l’esempio di un fratello che ha fatto una scelta diversa e che è un eroe. Il contesto pesa, anche se questo è un tema che è scomparso dal dibattito pubblico che fa finta che tutti partano con le stesse possibilità, ed è chiaro che tanti quartieri vanno cambiati ma questo non deve essere un alibi”. Orlando ha poi sottolineato che “il carcere non può essere usato come strumento attraverso cui risolvere i problemi sociali”, ricordando “alle forze politiche che cercano voti attraverso la paura di chi vorrebbe che si ‘buttassero via le chiavi’ di chi viene arrestato” che “lo Stato deve assicurare uno sviluppo più omogeneo del Paese, tra nord e sud, e forse non tutto quello che si poteva fare è stato fatto. Su NAPOLI il governo ha fatto delle scelte importanti, da Bagnoli all’apertura delle scuole nelle orari serali. Non basterà ma è la direzione giusta”. Un concetto ribadito da Michele Santoro che ricorda come “dietro a ogni delitto c’è un contesto sociale e quindi la pena deve essere scontata ma le ragioni sociali devono essere analizzate a fondo, soprattutto in una città come NAPOLI in cui in alcuni quartieri c’è oltre il 40% di disoccupati”. E alla fine della proiezione del film, che il 6 e 7 dicembre uscirà nelle sale italiane, mentre tornavano alle loro celle, forse nella testa dei tanti ragazzi risuonavano ancora le parole di Mattarella: “Lo Stato deve impegnarsi moltiplicando le occasioni per la formazione, il reinserimento e sviluppando un sistema di pene alternative, perché chi esce dal carcere non sia isolato ma torni a sentirsi pieno titolo cittadino. Cambiar vita è possibile ed è l’unica strada positiva. Io sarò attento alla vostra condizione”,

Redazione Cronache della Campania