Torre Annunziata, “Tangenti? No, era un contributo al partito” i testi in aula scagionano il consigliere Davide Alfieri

Torre Annunziata. “Era solo un contributo al partito per mantenere la sede. Si usava così ognuno si prodigava spontaneamente. Anch’io l’ho fatto quando facevo l’assessore”: a parlare di contributo volontario e non di tangenti è Franco Turrizziani, politico e amico dei fratelli Davide e Ciro Alfieri. Il primo imputato in un processo che è iniziato ieri dinanzi ai giudici del Tribunale di Torre Annunziata, insieme a Gennaro Giugliano, ex componente dell’Organismo di Valutazione e controllo delle Performance negli Enti locali previsto dalla legge, nominato su indicazione di Davide Alfieri. Il politico torrese, capogruppo di Centro Democratico ed ex fedelissimo del sindaco Giosuè Starita, è accusato di aver chiesto una mazzetta di mille euro sull’incarico affidato al bancario Giugliano, nominato nel 2011 nell’organismo. Lungo interrogatorio dei primi testimoni dinanzi ai giudici del collegio giudicante di Torre Annunziata, condotto dal pm Andreana Ambrosino e dal presidente del collegio giudicante. Agli atti del processo un lungo verbale di Turriziani nel quale si narrava che Giugliano si era lamentato con lui per le pressanti richieste di danaro da parte di Davide e Ciro Alfieri e del fatto che Giugliano avesse accettato l’incarico nel Nucleo di valutazione nonostante non avesse le stesse vedute politiche dei due politici torresi. Turriziani ha raccontato della sua esperienza politica al fianco di Alfieri ed ha sostenuto di non aver mai ricevuto pressioni per avere del danaro, piuttosto le sue erano dazioni ‘spontanee’ per mantenere la sede del Partito, allora il Psdi. E, poi Turriziani ha aggiunto, rispetto alle sue vicissitudini politiche: “Non sono stato costretto a rassegnare le mie dimissioni – ha detto rispondendo ad alcune contestazioni della difesa e dell’accusa, rispetto alle sue precedenti dichiarazioni sui suoi incarichi politici precedenti al 2011 – Mi sono dimesso per motivi personali”. Dopo Turriziani ha risposto alle domande di accusa e di difesa anche Carmela Conato, moglie del bancario imputato che ha ricostruito la vicenda della nomina del marito: “Noi non conoscevamo Alfieri, fu lui attraverso un nostro vicino a contattare mio marito per l’incarico tecnico che poi ebbe – ha spiegato la donna -. So che fu pattuita una percentuale che sarebbe dovuta andare al partito, mio marito rimase perplesso, non faceva il politico e quella richiesta lo lasciò un po’ perplesso, faceva il bancario”. La donna ha riferito che la percentuale al partito, inizialmente, doveva essere del 50%, in quell’occasione Giugliano – secondo la moglie – non rispose alla richiesta. Successivamente, nominato componente del nucleo di valutazione, e richieste si fecero più pressanti. Tant’è che il bancario registrò numerose conversazioni con Davide Alfieri ‘mio marito ha documentato le richieste’ ha ricordato la donna. E consegnò, al pagamento della prima tranche di compensi, mille euro a Davide Alfieri. “Alfieri era un politico di mestiere – ha detto la donna – bussava a soldi”. Dopo le dimissioni di Giugliano, nel 2011, secondo quanto ha sostenuto la donna tra il consigliere il marito non ci furono più rapporti. Ma su domanda della difesa ha specificato che quel contributo di mille euro fu dato come contributo al partito. Nella prossima udienza che si terrà a febbraio prossimo, in aula dovrebbe comparire il sindaco Giosuè Starita, colui che ufficialmente affidò l’incarico a Giugliano, su richiesta del consigliere Alfieri, oggi consigliere di opposizione. Sia Alfieri che Giugliano sono accusati di corruzione. Secondo l’accusa, il bancario avrebbe ottenuto l’incarico da Alfieri, allora consigliere di maggioranza nel consiglio comunale torrese, in cambio di quella sponsorizzazione però aveva dovuto consegnare mille euro al politico. Soldi dati in contanti, dopo che lo stesso Giugliano aveva registrato una serie di conversazioni tra lui e il consigliere. Il processo è entrato nel vivo, ieri mattin, con i primi due testimoni. A febbraio oltre al sindaco, dovrà comparire in aula anche il tenente colonnello Luca Toti, all’epoca comandante della Compagnia carabinieri di Torre Annunziata che effettuò le indagini. In aula, ieri mattina, anche uno dei due imputati: Gennaro Giugliano, difeso dall’avvocato Elio D’Aquino, mentre Davide Alfieri è assistito dall’avvocato Roberto Cuomo.

Rosaria Federico


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