Armi in Iran e Libia, la storia di Annamaria Fontana da consigliere comunale del Pci a venditrice di morte

 

Traffico d’armi: Annamaria Fontana la donna fermata insieme al marito a San Giorgio a Cremano nell’ambito dell’indagine sulla vendita di armi ad Iran e Libia ha ricoperto numerosi incarichi politici nel Comune di San Giorgio a Cremano. Dal settembre 1976 al maggio 1981 è stata consigliera comunale nel Pci. Da giugno 1981 a giugno 1984 consigliera comunale nel Psdi. E ancora, da giugno 1985 ad aprile 1990 ancora nel Psdi e da luglio 1990 a luglio 1993, sempre, nel Psdi. La Fontana ha ricoperto il ruolo di assessore al Personale a San Giorgio a Cremano negli anni 1991-92. Stamattina gli uomini della Guardia di Finanza hanno portato via dall’abitazione dei coniugi Mario Di Leva e Annamaria Fontana numerosi documenti e degli scatoloni nei quali probabilmente c’è materiale utile alle indagini. Supporti informatici, plichi, documenti di interesse verranno visionati e catalogati dagli uomini della Guardia di Finanza con l’aiuto di esperti.

Francesco Caroleo Grimaldi, avvocato della famiglia di Salvatore Failla, il tecnico della Bonatti sequestrato e ucciso in Libia nel 2015, saputa la notizia dei fermi chiederà al pm Sergio Colaiocco, che coordina l’indagine aperta sulla vicenda a Roma, di acquisire copia degli atti dell’inchiesta della Dda di Napoli su un presunto traffico di armi con Iran e Libia. L’indagine che ha portato all’arresto di una coppia di San Giorgio a Cremano, convertita all’Islam, stando ad alcune intercettazioni, avrebbe dimostrato i contatti con i rapitori di Failla e degli altri tre connazionali rapiti. Per l’avvocato Caroleo Grimaldi, “occorre fare chiarezza su questo tassello di verità che ancora manca. Ad oggi non sappiamo nulla dell’identità dei sequestratori dei tecnici della Bonatti e nulla dell’appartenenza della banda a questa o quella fazione. Individuare gli autori di quel sequestro sarebbe fondamentale per completare le indagini”.

“Già fatto, notizia vecchia, già sto in contatto”. Con queste parole Annamaria Fontana si rivolgeva al marito Mario Di Leva che il 22 luglio 2015, con un messaggio audio inviatole tramite WhatsApp, la avvertiva del rapimento di 4 italiani in Libia. Il particolare è riportato nel provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Napoli nei confronti dei due coniugi, dell’ad della Società italiana elicotteri Andrea Pardi e di un libico resosi irreperibile. La donna, in un altro messaggio audio, spiega al marito: “Ce li hanno proprio quelli dove noi siamo andati, già sto facendo, già sto operando, con molta tranquillità e molta cautela”. I pm spiegano che “allo stato non si conosce quali siano i motivi” per cui i due coniugi “manifestino interesse per la vicenda del rapimento dei connazionali”, ma aggiungono che non si può escludere “una loro possibile attività nel complicato meccanismo di liberazione che solitamente avviene tramite il pagamento di riscatti o la mediazione con altri affari ritenuti di interesse dei miliziani”.​
Il sindaco di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno, interviene con una nota in merito ai provvedimenti di fermo emessi nei confronti di Mario Di Leva e Annamaria Fontana con l’accusa di traffico internazionale di armi. “Voglio innanzitutto ringraziare la Dda di NAPOLI per la delicata indagine che ha condotto ed in particolar modo il nostro concittadino Catello Maresca. Ovviamente, si tratta di una vicenda che nessuna particolare ricaduta ha sul nostro territorio sotto il profilo della sicurezza e sono fiducioso che su questa incredibile storia si farà presto luce grazie all’operato dalla magistratura”. “Personalmente – aggiunge – conosco molto poco la Fontana: so che era una ex amministratrice degli anni ’80/’90 e proprietaria di un ristorante nella nostra città, ma mai avrei immaginato che potesse essere implicata in una indagine del genere”.

Redazione Cronache della Campania