Camorra, l’organizzazione del clan Elia, la “piazza di spaccio delle donne” e gli altri punti vendita. TUTTE LE FOTO

E’Antonio Elia detto ‘o capocchia  l’attuale reggente del clan insieme con il fratello Ciro alias ‘o Mucill. Un clan spiccatamente familiare ma organizzato in modo militare con vertici e graduati e soldati, ognuno col proprio compitodove financo i bambini ovvero i nipoti o meglio le nipotine del capo avevano un ruolo nel fiorente traffico di droga gestito dalla famiglia camorristica del Pallonetto di Santa Lucia I due fratelli insieme con gli altri fratelli e sorelle Renato, Luciano, Alma e Giulia, sono i figli del capo clan Michele ‘e Tribunale e Anna Di Mauro. I due fratelli sono stati incastrati dalle indagini dei carabinieri che grazie a una microcamera ha filmato tutta l’attività di spaccio compreso le minacce a chi non voleva pagare l’aumento della tassa settimanale sulla piazza di spaccio familiari compresi. Ad incastrarli anche le dichiarazioni di un nutrito gruppo di pentiti come Ciro Saporito, ex affiliato al clan Di Biasi, Vincenzo Gallozzi, Pasquale Petrillo, storico esponente del clan Mariano, Bruno Pugliese ‘o Bruno che risulta tra gli arrestati nel blitz di oggi in quanto dopo un periodo di collaborazione ha rinunciato al programma di protezione ed è tornato nelle fila del clan con il ruolo di spacciatore e gestore di una piazza di spaccio,  Salvatore, Puglia, Gennaro Spinola  e Gennaro Panzuto ex affiliato al clan camorristico Piccirillo egemone nella zona della Torretta e di Chiaia e nipote del boss Rosario Piccirillo. Tre in particolare le piazze di spaccio gestite dal clan: quella di via Pallonetto 48, quella di via Supportico D’Astuti 28 e quella di via Supportico D’Astuti 39.

La prima era gestita da Adriana Bianchi moglie di Renato Elia, figlio maggiore del capofamiglia e capocosca Michele ‘e Tribunale, attualmente in carcere ed ex reggente insieme con il padre. Ebbene Adriana Bianchi utilizzava i suoi due figli, Michele Antonio di 19 anni e un minore di 13 anni che avevano il compito di consegnare le dosi ai clienti che andavano a casa mentre Luigi Sesso e Francesco De Pasquale aiutavano la donna nella gestione e infine un altro minore era addetto alla consegna porta a porta a casa dei clienti.

Poi c’era quella che gli inqurenti ritengono sia la piazza di spaccio di cocaina più redditizia di Napoli centro ovvero la cosiddetta “piazza delle donne” quella di  via Supportico D’Astuti 28 gestita da Giulia Elia sorella minore dei due capiclan che è anche quella che aveva “messo a lavorare” le figlie minori compresa quella di 8 anni. Con lei lavoravano il convivente Francesco Papa nonostante fosse ai domiciliari proprio per spaccio, la figlia maggiorenne Annamaria Di Meglio (avuta da una precedente relazione), le due figlie minori, Salvatore Papa (il suocero) Antonella Ferrante (la suocera), Giuseppe Egizzo, Anna Di Muro, Mariano Di Giovanni, Rosanna Ferrante, Raffaele Varriale, Carmela Terracciano, Luigi Papa, Anna Elia (la cugina), Manuel Campochiaro, Caterina Febbraio, Carmela Cascella, Angela Scognamiglio e Salvatore Manna.

E infine la terza piazza quella di via Supportico D’Astuti 39. Quella gestita dall’ex pentito Bruno Pugliese ‘o bruno che era detenuto agli arresti domiciliari. Nonostante ciò, insieme alla convivente Anna Valese  gestiva il traffico cocaina ad una clientela selezionata e ben conosciuta. Gli acquirenti, infatti, raggiungevano la sua abitazione o ne richiedevano la consegna a “domicilio” grazie ai contatti telefonici. Valese si occupava delle consegne a domicilio mentre Pugliese delle cessioni a tutti quegli acquirenti che raggiungevano la sua abitazione per l’acquisto dello stupefacente. Ciò nonostante, in diverse circostanze, egli, non avendo sempre la disponibilità della convivente, si occupava personalmente della consegna delle dosi di stupefacente a domicilio. Nell’organizzazione quotidiana dell’attività di spaccio, secondo la prospettazione accusatoria, Pugliese si avvaleva anche della collaborazione dei suoi familiari ed in particOoare del padre Carmine, della madre Di Mauro Rita, delle sorelle Anna e Giulia, del cognato RagoneRenato (convivente della Pugliese Giulia) e del nipote (figlio di Pugliese Anna) De Matteo Francesco, nonché di De Crescenzo Rita e De Laurenzio Giovanni.
Carmine Pugliese si occupava della cessione delle dosi nella zona di via Santa Lucia e del lungomare ”Caracciolo”.  Rita Di Mauro, Giulia Pugliese e  Renato ragone (rispettivamente come detto madre, sorella e cognato di Bruno Pugliese) offrivano le loro abltazioni al servizio dell’attività per occultare il grosso dello stupefacente da smerciare. Pugliese Anna ed il figlio De Matteo Francesco, in seguito poi all’arresto del Puglìese, riorganizzavano la “piazza” di spaccio e collaboravano con la Valese nella cessione delle dosi. De Crescenza Rita acquistava dosi di cocaina da Pugliese per poi rivenderle a suoi acquirenti così
come De Laurenzio Giovanni, cameriere presso un ristorante della zona di via Santa Lucia.

 

 

(le foto sono tratte da Il Roma)