Ottaviano, Ilde racconta la sua storia di sposa bambina: “Venduta da mia madre per 50mila lire”

Ottaviano. Sposa bambina di un uomo violento, legato alla criminalità organizzata. Venduta per 50mila lire dalla madre a 12 anni. Attraverso il Centro Antiviolenza Trama di Terre di Imola, Ilde Terracciano racconta la sua storia di sposa bambina sul sito Corriere.it. Oggi ha 59 anni, un figlio nato da quel matrimonio di 45 e una vita passata tra violenza, carcere e poi finalmente la forza di uscire dalla spirale. La storia di fidanzata e sposa bambina di Ilde inizia nel 1970, come se avesse vissuto in un paese del Medioriente viene data in sposa al primo e miglior offerente. Un uomo che all’epoca aveva più del doppio dei suoi anni quasi. Il giornalista, Antonio Crispino la intervista e lei piange ripercorrendo la sua storia. Un dolore, ancora vivo. La madre dopo la morte del marito voleva risposarsi a tutti i costi e dunque doveva ‘liberarsi’ di quella figlia che, probabilmente, ostacolava la sua nuova unione, e che non accettava l’idea di avere un nuovo padre.

E dopo aver tentato di darla in moglie al fratello – lo zio di Ilde – la vende a un criminale. Un uomo che abusa di lei, violento, che le porta in casa delle prostitute per farle vedere come si faceva sesso e dormirci insieme. E quando la sposa bambina si rifiuta le punta una pistola alla tempia e la lega al letto. Violenze inimmaginabili. Ilde Terracciano resta incinta e a quel punto, come spesso accadeva, quel frutto di un’unione impura va lavata con il matrimonio. Quell’unione viene celebrata nella chiesa di San Gennarello di Ottaviano e oggi a distanza di 45 anni, il prete attuale don Raffaela Rianna rimane sconcertato dinanzi a quell’atto. Ilde Terracciano racconta tra le lacrime anche quei momenti, pochi ricordi: un vestitino bianco corto e l’entrata in chiesa. Poi più nulla. Aveva soli 13 anni. Tutti sanno chi è lo sposo ma nessuno si oppone a quel matrimonio forzato. Un matrimonio in seguito annullato dalla stessa Chiesa, dalla Sacra Rota.  

“Il sacerdote aveva davanti a sé qualcuno che giudicava più potente di lui – dice al Corriere Tiziana Dal Pra, presidente del centro antiviolenza Trama di terre -. E’ una situazione che oggi riscontriamo nei clan bengalesi, pachistani, marocchini. Ma è una prassi nota all’Italia benché oggi pare l’abbia dimenticata. Pensi che appena qualche anno fa abbiamo raccolto la storia di una donna siciliana costretta a sposarsi in chiesa con un abito di pizzo tutto nero, per affermare la sottomissione della donna, punire la sua voglia di autonomia e marchiarla per sempre”. Don Raffale Rianna attuale parroco di San Gennarello commenta: “Ragiono con la logica di oggi e mi pare una cosa inconcepibile ma negli anni ’70 non era una prassi infrequente. Certo, per sposare una bambina c’è voluto coraggio, non oso immaginare le conseguenze per questa donna”.
Dopo aver partorito quel figlio scappa. Dorme dove capita, incontra altra violenza, in un contesto criminale che la porta addirittura a cercare di uccidere la madre. Ma non ci riesce. E scappa ancora. La sua vita passa dalla violenza domestica, alla strada al carcere con l’accusa di spaccio e ricettazione. Il riscatto avviene molto dopo, quando ha vissuto tutta la violenza e il dolore possibile. Venti anni dopo quel matrimonio, ottiene l’annullamento della Sacra rota. Scrive la sua storia in un ebook dal titolo ‘Scappa a piedi nudi’. Caccia fuori la sua storia. “
Ho fatto un salto troppo grande, da bimba a madre, mi manca cosa vuol dire giocare con le bambole, andare al mare con gli amici, ricevere le tenerezze di qualcuno. Anche dal punto di vista fisico non ho mai fatto pace con me stessa – dice nell’intervista al Corriere -. Per un lungo periodo ho fatto la doccia con la biancheria intima addosso, mi facevo schifo, mi coprivo anche se andavo in spiaggia”. La storia di Ilde non sorprende le responsabili del centro anti violenza di Imola Trame di Terra, che raccoglie testimonianze anche da altri paesi del mondo: “Uno dei paradossi di queste storie è che non solo le donne subiscono la violenza di un matrimonio forzato, non solo sono abusate e torturate ma sviluppano la convinzione di essere loro il problema – dice Tiziana Dal Pra -. Quando si rivolgono al centro antiviolenza rifiutano fin da subito di denunciare i familiari perché non riconoscono in loro nessuna responsabilità”. Casi isolati quelli che riguardano le donne italiane, statisticamente non rilevanti, tant’è che non ci sono misure specifiche nel Piano Nazionale Antiviolenza. Il fenomeno riguarda piuttosto o donne straniere residenti nel nostro Paese o che si rifugiano in Italia per evitare le nozze. La Cassazione ha stabilito che questo tipo di unione non è giustificabile nemmeno con motivi di natura culturale. Nel 2009 da un’indagine condotta da Trame di terre in Emilia Romagna sono emersi 33 casi di unioni forzate. Erano marocchine, pakistane, indiane e una sola italiana. Tre casi riguardavano uomini costretti alle nozze dalle rispettive famiglie per coprire omosessualità, problemi psichiatrici o handicap fisici. 

Redazione Cronache della Campania